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Recensioni dei libri che ho letto

Torneranno le quattro stagioni

Mauro Corona cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 162p; anno 2010

Dopo il grande successo delle sue Storie del bosco antico, Mauro Corona ci regala Torneranno le quattro stagioni. Un libro in cui l'autore racconta la natura per parlare del mondo di oggi e di noi, gli uomini che lo abitano, pieni di difficoltà e impuntature, pieni di risorse, ma anche di problemi che spesso ci creiamo da soli. Storie che parlano a grandi e bambini, storie di bullismo, di rapporto con la manualità, la tecnologia, la creatività... sempre attraverso la natura e le sue straordinarie creature, sagge e senza tempo.

Il Canto delle manere

Mauro Corona cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 416p; anno 2009

La dolcezza della vita nei boschi, la vendetta della Natura offesa. La manéra è la scure dei boscaioli di Erto. Nessuno come Santo della Val, che abbiamo già incontrato in Storia di Neve, ne conosce il filo della lama, l'equilibrio del manico, nessuno come lui sa ascoltare il canto che si alza dalle manére quando i boscaioli entrano a far legna nei boschi.
Santo è il migliore tra di loro, il bosco è la sua vita, ma la violenza del sangue lo costringe alla fuga dal paese per cercare fortuna tra le ricche foreste dell'Austria. Nuovi amici e nuovi amori, pentimenti e bramosie dell'animo, finché Santo, dopo l'eccezionale incontro con il grande scrittore Hugo von Hofmannsthal, sentirà imperioso il richiamo della propria terra.
Un romanzo forte, un'epica quotidiana ritmata, come un poema dei boschi, dal battere delle lucenti manére.

Tra le cime e il cielo - I diari extraeuropei di Giacomo Scaccabarozzi

Giacomo Scaccabarozzi cerca con Wikipedia; edizioni Bellavite Missaglia; 280p; anno 2008

A dieci anni dalla scomparsa di Giacomo Scaccabarozzi, alpinista, appassionato di parapendio e animatore di numerose iniziative legate alla montagna, questo volume intende ricordarlo recuperando e valorizzando i diari delle sue spedizioni extraeuropee. Già autore del volume "A un passo dal Paradiso" e ideatore della raccolta di itinerari "100 idee per respirare", Giacomo Scaccabarozzi ha realizzato negli anni novanta diverse spedizioni in Himalaya e in Sud America, raggiungendo cime come l'Huayna Potosì, il Huascaran, l'Ama Cablarti, il Cho Oyu e il Mc Kinley, spesso discendendo dalle vette con gli sci o con il parapendio.

A un passo dal paradiso

Giacomo Scaccabarozzi cerca con Wikipedia; edizioni Bellavite Missaglia; 176p; anno 1993

L'autore, Giacomo Scaccabarozzi, uomo straordinario e dedito alla ricerca di nuovi limiti e stimoli era dotato di una grande sensibilità e anche di capacità di espressione notevole; purtroppo è perito, alcuni annifa, in un incidente di parapendio.
"Sembra impossibile che vi siano dei luoghi sfuggiti alla sete di conquista o alla voglia di scoperta dell'uomo. Visitare uno di questi luoghi con il pretesto di salire qualche montagna o cercare di raggiungere qualche cima con il pretesto dell'esplorazione: la differenza è molto sottile, ognuno può scegliere ciò che più gradisce. Comunque l'avventura è garantita."

Spiderman

Alain Robert cerca con Wikipedia; edizioni Versante Sud, collana I Rampicanti; 206p; anno 2006

Autobiografia di Alain Robert "l'homme-araignéè", l'uomo ragno, che scala i grattacieli senza corda e senza rete, sfidando la gravità e le polizie di tutto il mondo. Una storia di passione per l'arrampicata in tutte le sue forme e su tutte le superfici: dalle rocce del Verdon al cristallo dei grattacieli di New York, passando per la Tour Eifell.
Un libro adatto a tutti, che ci accompagna dalle altezze metropolitane fino alle segrete delle prigioni orientali, dove solo chi ha molta fortuna o un appoggio influente può uscirne. Unico rimpianto di Alain: non aver salito le Twin Towers.
"Accetto di rischiare la vita scientemente perché ho la certezza che frenerò in tempo, che il mio libero arbitrio saprà valutare il momento in cui rinunciare non vorrà più dire rinnegare se stessi. Accetto il fallimento nell'elaborazione del progetto, è un aspetto da non omettere. Quello che non ho mai accettato è la rinuncia nel pieno dell'zione. Accettare il fallimento è un'attitudine da vincenti."

Nell'ombra della luna - Storie di Soccorso Alpino

Daniele Chiappa cerca con Wikipedia; edizioni Stefanoni editrice; 336p; anno 2007

E' indispensabile dire da subito che il titolo nasce da una frase inserita in un capitolo del libro, ma non solo, ed è questa la curiosità! Nel testo si racconta di una notte al chiaro di luna e di una squadra di soccorso alpino che scende a nord della Grignetta con il corpo esanime di un alpinista sulle spalle... Qualche ora dopo l'inizio dell'operazione di soccorso, raggiungono il fondo valle. Nella lenta discesa, le montagne si fanno più alte e la cresciuta oscurità, anche se attenuata dalle prime lampade frontali, si fa difficile. Dopo aver costeggiato un bosco fitto, gli uomini entrano "nell'ombra della luna" in una valle laterale che li porterà nella piazzetta del paese, dove terminano le loro fatiche ed inizia il dolore dei famigliari...
A Daniele "Ciapìn" non sembrava vero di racchiudere in tre parole anche i contenuti di un'associazione come il Soccorso Alpino che sì, è vero, è conosciuta, ma solo per quello che risulta a livello organizzativo, non per quello che nella realtà riesce a generare. Spesso, sulla prime pagine dei giornali, si leggono notizie tragiche di alpinisti che hanno sbagliato e per questo sono morti... si legge della disperazione dei parenti stretti... dei Carabinieri che rilevano l'accaduto e del Soccorso Alpino che è intervenuto per il recupero... Poche righe informative, ma niente di più: forse va bene anche così!
"Nell'ombra della luna" svela invece cosa si nasconde dietro questo "status"; questo modo di fare, questa "filigrana" come la chiama Ciapìn, da vedere in trasparenza; questo modo di essere senza dire.

Era mio figlio

Tonina Pantani, Enzo Vicennati cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 286p; anno 2008

A quattro anni dalla scomparsa di Marco Pantani, Mamma Tonina rompe il silenzio e racconta la straordinaria parabola tragica di suo figlio, il Pirata. Dopo aver vinto le grandi corse a tappe, entusiasmando le folle come ai tempi di Coppi, il grande campione di Cesenatico è morto il 14 febbraio 2004 in un residence di Rimini. È morto solo, in rotta con se stesso e con il mondo.
Su Pantani è stato scritto e detto tanto, ma la voce più vicina e quindi più titolata a parlarne è sempre rimasta zitta. Ora non più. Grazie al paziente lavoro di Enzo Vicennati, cronista sportivo del "Giornale", la famiglia Pantani parla.
Mamma Tonina sfoglia l'album dei ricordi, raccontando di un ragazzino tenace e originale, già dotato di quella personalità che farà di lui un campione, ma anche generoso e delicato nei confronti degli altri. Poi racconta la felicità di una modesta famiglia di provincia nello scoprire l'enorme talento del figlio e l'entusiasmo per le prime vittorie fino ai trionfi da professionista.
Infine, Mamma Tonina accusa il mondo dello sport di essere una macchina infernale che crea fenomeni per poi stritolarli.
- fonte www.ibs.it apri in una nuova finestra -

Il volo della martora

Mauro Corona cerca con Wikipedia; edizioni Cda & Vivalda, collana Licheni; 208p; anno 1997

Scrive Claudio Magris nell'introduzione a "Il volo della martora": "Scrittore scarno e asciutto, e insieme magico nell'essenzialità con cui narra storie fiabesche e insieme di brusca, elementare realtà. I suoi racconti hanno l'autorità della favola, in cui il meraviglioso si impone con assoluta semplicità, con l'evidenza del quotidiano. In loro c'è comunione con la natura, col fluire nascosto e incessante della vita, e un'infinita, intrepida solitudine".

Confessioni di un serial climber

Mark Twight cerca con Wikipedia; edizioni Versante Sud, collana I Rampicanti; 236p; anno 2004

Profondamente introspettivo, ma anche arrogante, grandioso, estremista, questo libro ha diviso la letteratura di montagna americana, dissacrando convenzioni, racconti e situazioni. Vincitore al Mountain Book Festival di Banff nel 2001, ha aperto lo sguardo su una concezione dell'alpinismo e della vita che nessuno aveva mai osato esprimere.
Dal Monte Bianco all'Himalaya, dal Canada al Pamir, l'alpinismo estremo è stata la risposta di Twight alla "stupidità e alla mediocrità" e, nello stesso tempo, perfino un modo per sfuggire al suicidio. Cinismo, ossessioni, corse, sono accompagnati dai testi di canzoni punk che Twight ascolta durante le proprie scalate, in cui valanghe, morti di amici, soccorsi epici non sono mai ragioni di fuga. Un thriller impenitente, che ha scandalizzato e fatto riflettere dentro e fuori le montagne.

Prigioniero dell'Annapurna

Jean-Christophe Lafaille cerca con Wikipedia; edizioni Cda & Vivalda, collana Licheni; 178p; anno 2007

È il 1992. Jean-Christophe Lafaille, dopo gli exploit sportivi messi a segno sulle Alpi, è alla sua prima spedizione himalayana, portato dal fortissimo connazionale Pierre Béghin a quella che sarebbe diventata una vera vocazione all'alta quota. I due francesi tentano l'Annapurna per una via nuova. Ma a 7000 metri, costretti a ripiegare nella bufera, Béghin cade per la rottura di una protezione.
Inizia così per Lafaille un'epica marcia verso la salvezza. Nonché una "storia privata" con l'Annapurna, allo scopo di poter un giorno mettere piede sulla sua cima. Il che accade esattamente dieci anni dopo, il 15 maggio 2002. Il libro racconta l'avvincente relazione tra un uomo e una montagna. La faticosa ripresa, fisica e psicologica, dopo la morte del compagno e la propria sopravvivenza strappata con i denti, i difficili rapporti con l'ambiente alpinistico, i tentativi a vuoto delle spedizioni successive, la volontà incrollabile di ritrovare se stesso attraverso il compimento di un'ascensione.
Jean-Christophe Lafaille scomparirà il 27 gennaio 2006 sul Makalu, suo dodicesimo ottomila, scalato in solitaria.

Mi chiamavano montanaro

Alex Bellini cerca con Wikipedia; edizioni Longanesi; 185p; anno 2007

Alex Bellini, un ragazzo come tanti, con la voglia dentro di fare qualcosa di diverso, di dar voce, attraverso il movimento, la sfida, l'avventura, alla propria inquietudine e alla propria personalità. Dopo aver partecipato nel 2001 alla Marathon des Sables e nel 2002 e nel 2004 alla Alaska Ultrasport, corsa-avventura a piedi attraverso l'Alaska, Bellini ha tentato la traversata dell'Atlantico in solitaria a remi. Dopo un primo tentativo, il 21 ottobre 2004, fallito nel giro di poche ore per le avverse condizioni meteo, Bellini ci riprova, naufragando dopo 23 giorni a Formentera, nelle Baleari, a causa del continuo maltempo e di un guasto tecnico al sistema di navigazione GPS. Ma il 18 settembre 2005 Bellini è ripartito da Genova, con una nuova barca, e dopo 226 giorni di navigazione in solitario ha raggiunto Fortaleza, in Brasile, stabilendo il record della più lunga traversata atlantica mai compiuta.

Goretta e Renato Casarotto - Una vita tra le montagne

Goretta Traverso Casarotto cerca con Wikipedia; edizioni De Agostini; 186p; anno 2006

L'amore e l'alpinismo s'intrecciano e si fondono in una magica alchimia di sentimenti e di emozioni tra le alte vette in questo tenero libro di Goretta Traverso che parla con il cuore della sua vita accanto al famoso alpinista di solitarie Renato Casarotto, morto nel 1986 ai piedi del K2.

L'ombra del bastone

Mauro Corona cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 272p; anno 2005

Un grosso quaderno nero, di quelli usati per tenere i conti del latte da cagliare, giunge tra le mani di Mauro Corona. Porta in calce la data 1920 ed è consunto, le pagine appiccicate l'una all'altra. Quando con la punta del temperino infilata tra foglio e foglio Corona riesce ad aprirlo, si trova davanti un romanzo inatteso: la storia di Raggio e di Zino, di Maddalena Mora e di Neve, la bambina di ghiaccio, di tutti coloro che lassù, sui monti di Erto, lo hanno preceduto. Nel quaderno nero ci sono i "Malavoglia del Friuli" e la figura indimenticabile della strega Melissa che tra i branchi di capre e i campi di fieno che sovrastano il Vajont, porta a termine una lotta perduta contro il destino, folle di sesso e di dolore.

Gocce di resina

Mauro Corona cerca con Wikipedia; edizioni Biblioteca dell'immagine; 141p; anno 2001

La resina è il prodotto di un dolore, una lacrima che cola dall'albero ferito. Quelle gocce giallo miele, non scappano, non scivolano via come l'acqua, non abbandonano l'albero. Rimangono incollate al tronco, per tenergli compagnia, aiutarlo a resistere, a crescere ancora. I ricordi sono gocce di resina che sgorgano dalle ferite della vita. Anche quelli belli diventano punture. Perché, col tempo, si fanno tristi, sono irrimediabilmente già stati, passati, perduti per sempre. Gocce di resina sono piccoli episodi, aneddoti minimi, spintoni che hanno contribuito a tenermi sul sentiero. Proprio perché indelebili sono rimasti attaccati al tronco. Come fili di resina emanano profumi, sapori, nostalgie.

Finché il cuculo canta

Mauro Corona cerca con Wikipedia; edizioni Brossura; 255p; anno 1999

"Gustin era un uomo senza fede ma, a quarant'anni, venne folgorato sulla via di Erto. Gli uomini non hanno pace, non riescono a stare tranquilli. Cosa li tormenta? Molti scalano la carriera, altri le montagne per vie pericolose. A volte, in questa pratica, succedono incidenti che portano alla morte, altre volte accadono episodi ridicoli, spassosi. Qualcuno sentenzia che la natura gioca brutti scherzi, invece la natura non reagisce, non si vendica. Se ne sta lì, impassibile."
- fonte www.bol.it apri in una nuova finestra -

La montagna

Mauro Corona cerca con Wikipedia; edizioni Biblioteca dell'immagine; 100p; anno 2003

Chiacchierata con ventun giovani all'osteria "Gallo Cedrone" in una notte di primavera del 2002.
La natura sta correndo un grosso rischio. Il rischio di piegarsi su se stessa e morire avvelenata come un fiore annaffiato da varechina. L’acido dell’inquinamento, dello sfruttamento, della superproduzione, del consumismo ad oltranza, della conquista dell’inutile, sta intossicando il pianeta. Cercare di opporsi al disastro che si profila è compito di tutti.
Questo discorso, fatto ad un gruppo di studenti in una vecchia osteria di Erto in ora tarda, è un tentativo di mettere sul chi vive la coscienza dei giovani, perchè saranno loro in futuro a proteggere la salute del creato.

Vajont: quelli del dopo

Mauro Corona cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 73p; anno 2006

Fu come un colpo di falce. Il 9 ottobre 1963, alle 22.45, duemila persone e un intero paese furono cancellati per sempre. Più di quanrant'anni sono passati e il ricordo dei morti è ancora sospeso sulla valle. Anche se i fatti di quella terribile notte diventano sempre più lontani, quel passato resta inciso sulla pelle di chi l'ha vissuto. Come Mauro Corona, lo scrittore-alpinista di Erto; e come i personaggi di questo testo inedito. All'osteria del Gallo Cedrone sei uomini si ritrovano a discutere fuori dai denti, tra un bicchiere di vino e l'altro, sulle responsabilità della tragedia; sul dopo Vajont, su chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso. Dalle loro parole ruvide e coinvolte emergono accuse, notizie, fatti.

Nel legno e nella pietra

Mauro Corona cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 272p; anno 2003

Lo scrittore personaggio rivive attraverso la sua infanzia e poi nella più adulta età tutte le suggestioni del linguaggio della montagna. Leggende, storie, esperienze, fantasmi individuali e collettivi di un mondo che si sta perdendo. L'incanto e la ferocia, la bellezza e il timore che soltanto la montagna può offrire agli uomini. Sullo sfondo, come indelebile insegnamento, la tragedia del Vajont.

Nelle terre estreme - Storia di una fuga dalla civiltà

Jon Krakauer cerca con Wikipedia; edizioni Rizzoli; 270p; anno 1999

Nell'aprile 1992 Chris McCandless, un giovane di buona famiglia, si incamminò da solo nell'immensità dell'Alaska, a nord del Mnte McKinley. Aveva abbandonato tutti i suoi averi e donato in beneficenza i suoi risparmi. Ai genitori spiegò per lettera la sua decisione di lasciare la civiltà e di abbracciare la natura. Quattro mesi dopo, il suo cadavere fu rinvenuto da un cacciatore di alci: accanto al corpo, un diario compilato da Chris nel corso dell'agonia e fino a poche ore prima di morire. Partendo dalle pagine del diario l'autore ha iniziato un'indagine di tre anni sulle ragioni di Chris e sui suoi ideali.

La montagna è il mio mondo

Gaston Rebuffat cerca con Wikipedia; edizioni Cda & Vivalda, collana Licheni; 272p; anno 1996

Dal calcare delle Calanques alle nevi del Monte Bianco, dalle ripide pareti nord delle Alpi all'immenso paesaggio himalayano dell'Annapurna, tra terra e cielo, sotto le stelle del Sahara o nell'oscurità delle grotte sotterranee, "La montagna è il mio mondo" trasporta il lettore in un universo incantato. È l'affascinante mondo di Gaston Rébuffat che la moglie Françoise ha fatto rivivere raccogliendo in un volume gli scritti più significativi del marito.
Ultimo canto del grande alpinismo classico, "La montagna è il mio mondo" è la storia di una passione: per la montagna e per il mestiere di guida, ma anche per l'amicizia e la natura, i due grandi valori che l'autore non ha mai cessato di rispettare e diffondere.

Cani, camosci, cuculi (e un corvo)

Mauro Corona cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 275p; anno 2007

È delizioso ascoltare a primavera il canto del cuculo che annuncia il ritorno alla vita. Ma se il cuculo facesse sentire d'inverno il suo richiamo? Allora gli uomini dei monti si sbircerebbero di sottecchi nelle cucine fumose, dove i cani sonnecchiano inquieti, in attesa del peggio. Perchè gli animali dei boschi conoscono più dell'uomo il mistero della vita e della morte.
L'aria che circola nelle pagine di questo nuovo libro di Corona si fa fine, a volte dolce, a volte tagliente, ombre passano tra gli alberi, storie tramandate da generazioni tornano ad affascinare, tra verità e leggenda.

Oltre il rischio - Conversazioni con gli alpinisti

Nicholas O'Connell cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 384p; anno 1997

Più che un libro di alpinismo, un libro di alpinisti. Una raccolta di testimonianze, racconti, aneddoti dei più grandi scalatori di tutti i tempi, da Messner a Sir Edmund Hillary, da Bonington a Diemberger, da Hill a Gullich, che nelle interviste di O'Connell mettono a nudo quegli aspetti delle loro personalità che hanno permesso loro di entrare nella leggenda. Motivazioni, intenti, sensazioni, paure, successi e tutto ciò che spinge degli uomini a "scalare il cielo".

Vita di un esploratore gentiluomo - Il Duca degli Abruzzi

Mirella Tenderini, Michael Shandrick cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 295p; anno 2006

Nato a Madrid nel 1873, terzogenito del re di Spagna Amedeo d'Aosta, Luigi Amedeo, si dedicò fin da giovanissimo alle sue grandi passioni: l'avventura e l'esplorazione. Conclusa l'Accademia navale di Livorno, viaggiò per mare in tutto il mondo e fra il 1897 e il 1899 realizzò le sue prime spedizioni importanti in Alaska, di cui la seconda raggiunse la latitudine Nord più avanzata dell'epoca.
Tra il 1903 e il 1905 circumnavigò la terra passando per lo stretto di Magellano, toccando Cina e Australia e tornando per il mar Rosso. Nel 1906, in veste di alpinista, riuscì a raggiungere le cime più alte della catena del Ruwenzori, vicina alle sorgenti del Nilo.

In vetta senza scorciatoie - Il primo americano ad aver salito i 14 ottomila racconta la sua storia

Ed Viesturs cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 405p; anno 2007

Per diciott'anni Ed Viesturs ha inseguito il sogno di ogni alpinista: raggiungere la cima dei 14 ottomila senza l'aiuto dell'ossigeno. "In vetta senza scorciatoie" è la storia della realizzazione del suo sogno, ma è anche molto di più: è il racconto di un uomo combattuto fra la vita degli affetti e della quotidianità e il fascino dei luoghi maestosi e mortalmente pericolosi delle sue spedizioni. Un alpinista straordinariamente prudente, che seppe rinunciare alla vetta dell'Everest a meno di 100 metri dalla meta e che mai avrebbe rinunciato alla cima dell'Annapurna, la montagna su cui soccombe la metà di coloro che conquistano la vetta. Un alpinista il cui motto è: "Raggiungere la cima è facoltativo, tornare indietro è obbligatorio".
Ed è proprio seguendo questa filosofia che Viesturs descrive i fatali errori di giudizio commessi dai colleghi alpinisti, insieme ad alcuni rischi corsi da lui stesso, e ai valorosi salvataggi compiuti. E, per la prima volta, spiega nei dettagli il ruolo fondamentale ed eroico che si trovò a ricoprire durante la tragedia consumatasi sull'Everest nel 1996, resa famosa da "Aria sottile", di Jon Krakauer.
Ma "In vetta senza scorciatoie" narra anche di momenti più leggeri e divertenti, che rivelano l'amicizia e lo spirito di solidarietà tra scalatori. Ed è il ritratto di un marito e di un padre di famiglia coraggioso e devoto, e delle convinzioni che hanno sostenuto la sua pericolosissima e magnifica sfida agli ottomila.
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Il sogno del lupo - L'incredibile avventura di due lupi e un uomo nell'inverno del Grande Nord

Ario Sciolari cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 473p; anno 2005

Alla fine del 2000 Ario Sciolari è partito per un'esperienza straordinaria: la traversata invernale in solitaria delle Alpi Scandinave da sud a nord con gli sci da telemark e una piccola slitta al traino. Il suo libro è un diario di questo viaggio norvegese, lungo 3000 chilometri, durato 133 giorni, dal 22 novembre al 3 aprile 2000, con una temperatura media di -25° e pochissime ore di luce al giorno, e la compagnia esclusiva di due lupi.

La mia vita al limite - Conversazioni autobiografiche con Thomas Hüetlin

Reinhold Messner cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 263p; anno 2006

"Il nostro mondo non andava oltre la vallata. Salivamo agli alpeggi per prendere il fieno, ma non oltre." Reinhold Messner, invece, è sempre andato più avanti degli altri, infrangendo ogni volta limiti consolidati. In giovane età ha abbandonato Funes e la piccola valle altoatesina della sua infanzia, ha conquistato per primo la vetta dell'Everest senza ricorrere alle bombole d'ossigeno e ha scalato tutti i quattordici ottomila del mondo. Dopo l'alpinismo su roccia e in alta quota si è dedicato alle grandi pianure, riuscendo nell'impresa di attraversare gli enormi deserti di sabbia o ghiaccio che ricoprono parte della crosta terrestre. "Di mia spontanea volontà cerco l'inferno", così commenta oggi le sue imprese. Che cosa dà a quest'uomo una marcia in più? Qual è la sua filosofia di vita? Dove trova la forza e la fantasia per ricominciare sempre da capo? Reinhold Messner risponde alle domande chiave sulla sua vita raccontando della sua terra, dei suoi genitori, di sua moglie e dei suoi figli, parlando di amicizia ed egoismo, della morale borghese, degli insuccessi e dell'istinto che quasi sempre lo guida nella direzione giusta.
- fonte www.bol.it apri in una nuova finestra -

Il mio mondo verticale

Jerzy Kukuczka cerca con Wikipedia; edizioni Versante Sud, collana I Rampicanti; 288p; anno 2003

Jerzy Kukuczka è stato il secondo uomo al mondo, dopo Reinhold Messner, ad aver scalato tutti i 14 ottomila della terra. Compì questa straordinaria impresa nel breve arco di otto anni, dal 1979 al 1987, lottando oltre che con la montagna, soprattutto con condizioni economiche precarie. Nel farlo realizzò dieci vie nuove e quattro prime invernali su Dhaulagiri, Cho Oyu, Kanchenjunga e Annapurna. Questo libro scritto in maniera semplice e diretta, ci restituisce le sensazioni e le emozioni di un alpinista appassionato, impulsivo e capace di anteporre le grandi montagne himalaiane a ogni altro interesse.
Kukuczka fu il simbolo di un alpinismo leale, pulito e rispettoso delle regole del gioco. Quando gli fu chiesto perché continuasse a scalare, disse con semplicità: "penso che la migliore risposta la diede Mallory quando interrogato sul perché volesse conquistare l'Everest, rispose: perché esiste".
Nel 1989 precipitò mentre si trovava a 200 metri dalla cima del Lothse che stava scalando per l’inviolata parete Sud. Il suo corpo fu rinvenuto alla base della parete, 3000 metri sotto il luogo dell’incidente, sepolto in un crepaccio.

Appeso a un filo di seta - Il K2 e altre esperienze estreme

Hans Kammerlander cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 384p; anno 2005

È salito su tredici ottomila e un'infinità di altre cime. Ha affrontato spesso vie estreme e ha rischiato discese temerarie con gli sci dal Nanga Parbat e dall'Everest. Non di rado si è trovato a mettere alla prova i suoi stessi limiti, quando sopravvivere è questione di pura fortuna. Di sé dice di essere "malato di montagna", cercando di spiegare il perché di un'esistenza vissuta all'insegna del rischio.
In "Appeso a un filo di seta" Kammerlander racconta questa sua vita spericolata e in particolare i cinque tentativi al K2, la "montagna delle montagne", che conquista finalmente il 22 luglio del 2001. La descrizione del lungo percorso che porta al K2 è intervallata da molti episodi che lo hanno condotto in situazioni apparentemente senza via d'uscita, sia a causa di errori commessi e di rischi esagerati, sia di problemi dovuti ai materiali, al cattivo tempo o semplicemente al caso. Kammerlander ci racconta con semplicità e passione il modo in cui ha affrontato e superato queste situazioni, e soprattutto quello che ha imparato dalle sue adorate montagne.

Solo

Tomo Cesen cerca con Wikipedia; edizioni Dall'Oglio; 160p; anno 1991

Tomo Cesen può essere considerato il più formidabile alpinista solitario di tutti i tempi. La sua salita sulla gigantesca parete dello Jannu prima e sulla Sud del Lhotse poi rappresentarono il culmine di un'attività che aveva visto Alpi Giulie, Alpi Occidentali, Dolomiti e Himalaya percorse in stile alpino e in solitaria da un uomo dotato di una capacità tecnica e fisica fuori del comune.

Un alpinismo di ricerca

Alessandro Gogna cerca con Wikipedia; edizioni Dall'Oglio; 360p; anno 1975

Gogna è uno dei pochi grandi alpinisti che sanno maneggiare bene oltre che corda, martello e chiodi - anche la penna, così che la sua narrazione è non solo avvincente per il contenuto drammatico, ma anche divertente per la forma agile e varia.

Montagne di una vita

Walter Bonatti cerca con Wikipedia; edizioni Baldini Castoldi Dalai; 335p; anno 2002

Dal Monte Bianco al K2, dal Cervino alla Patagonia, in questo libro il celebre alpinista lombardo salda molti conti aperti. Anzitutto con quel ventenne appassionato di montagna che sognava l'amicizia e l'Himalaya e che invece fu costretto a maturare, in quota, attraverso cocenti delusioni. Poi con le nuove e schiettamente disprezzate tecniche di arrampicata estrema. Infine con i colleghi scalatori, tanto più critici quanto più invidiosi. Quella "cricca di lillipuziani sedicenti innovatori", che lo porterà a scendere, disgustato, dalle montagne.
Il libro non è solo occasione di polemica ma anche cronaca diretta e dettagliata della sua testarda ricerca dei limiti del possibile.

Gasherbrum IV - La splendida cima

Fosco Maraini cerca con Wikipedia; edizioni Cda & Vivalda, collana Licheni; 400p; anno 1996

Questo racconto di spedizione è anomalo perchè scritto da un colto osservatore - etnologo, alpinista, fotografo - e non da un protagonista accecato dalla corsa alla vetta. Con limpida prosa Maraini introduce il lettore nel paese dei Baltì, luogo di miserie e meraviglie, e poi lo guida nella leggendaria valle del K2 verso la luminosa stella del G4. La scalata finale è storia di alpinisti famosi - Cassin, Bonatti, Mauri, Gobbi, De Francesch - ma soprattutto di uomini, di cui Maraini sa dipingere limiti e grandezze, con onestà, senza adulazione.

Una vita così

Walter Bonatti cerca con Wikipedia; edizioni Baldini Castoldi Dalai; 510p; anno 2001

Un uomo è il risultato delle sue passate esperienze. Partendo da questo assunto Walter Bonatti, il più celebre e stimato alpinista italiano, ha raccolto in un volume le cose dette, le interviste rilasciate nel corso di molti anni di attività e si è confrontato con esse. Un viaggio attraverso i ritagli di giornale e i filmati, lungo le tappe avventurose della vita di un uomo coraggioso e sempre coerente, i suoi successi, i rischi e le tragedie con cui uno sportivo estremo sa di dover convivere. Ma il libro è anche uno spaccato originale e a volte duro del tempo di cui Bonatti è figlio, una fedele testimonianza delle scelte di vita anticonformiste dell'alpinista e, nel contempo, un omaggio agli intervistatori più attenti e sensibili.

Monte Bianco - Scoperta e conquista del gigante delle Alpi

Ardito Stefano cerca con Wikipedia; edizioni White Star; 308p; anno 2006

Monte Bianco, scoperta e conquista del gigante delle Alpi è un libro in cui parole e immagini si integrano per raccontare le imprese più emozionanti di quegli uomini che, dal settecento a oggi, si sono confrontati con la quota 4810 metri della cima, da Balmat che giunse in vetta nel 1786, agli exploit contemporanei di Profit e Gabarrou. Il racconto e le fotografie delle ascensioni dei più grandi alpinisti di tutti i tempi rappresentano un incontro emozionante per il lettore alpinista più smaliziato, come per chi si accosta per la prima volta alla magia dell'alta quota. Completano il libro una descrizione delle sette valli che fanno da corona al gigante e la cronologia di due secoli di imprese sul Monte Bianco.

Endurance: l'incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud

Alfred Lansing cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 336p; anno 1999

Nell'agosto del 1914 il famoso esploratore Sir Ernest Shackleton e un equipaggio di 27 persone salparono per l'Antartide. Lo scopo dell'Imperiale Spedizione era di attraversare via terra il continenente Antartico da ovest ad est. A sole 80 miglia dal Polo Sud la nave, l'"Endurance", rimase intrappolata nei ghiacci del Mare di Wedell e per 10 mesi venne trascinata verso nord-ovest dala deriva del pack. Il 21 novembre del 1915 la nave sprofondò nel ghiaccio costringendo Shackleton e i suoi uomini a un'inumana lotta per la sopravvivenza in uno dei luoghi più inospitali della terra.
Questo libro è il racconto di un'incredibile avventura, in cui i protagonisti furono il coraggio, la resistenza, l'abnegazione e la forza d'animo che contraddistinsero tutto l'equipaggio e la grande capacità di Shackleton di tenere tutti uniti e di sostenere i suoi uomini. È passato quasi un secolo dagli avvenimenti narrati, ma il tempo non ha invecchiato nè sminuito lo spirito eroico che ha caratterizzato gli uomini dell'"Endurance". Al limite dell'impossibile hanno dimostrato la grandezza dello spirito umano, la sua capacità di adattamento e di resistenza.
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Ciaspole - 15 itinerari tra il Lago Maggiore e il Garda

Fabrizio Bellucci cerca con Wikipedia; edizioni Iuculano; 112p; anno 2006

15 ciaspolate raccontate per come sono state vissute dal protagonista, non la solita e banale guida turistica. Interessanti i consigli a cui viene dedicata un'ampia sezione e che spesso sempre presenti nei simpatici e precisi racconti.
Ma Fabrizio è una persona che vale la pena di conoscere!

Le voci del bosco

Mauro Corona cerca con Wikipedia; edizioni Biblioteca dell'immagine; 148p; anno 1998

Le pagine di questo libro non contengono un trattato di botanica e nemmeno parole di assoluta verità. Ciò che in esse vi si potrà leggere sono 'verità personali' suscitate da riflessioni indotte da oltre quarant'anni di vita nei boschi e dialoghi con le piante. Durante questo lungo tempo ho capito che tutto, in natura, ha un proprio carattere, una personalità, un linguaggio, un destino. Osservando e ascoltando con attenzione il creato, è possibile udire la sua voce...

Antartide - Inferno e paradiso

Reinhold Messner cerca con Wikipedia; edizioni Garzanti; 443p; anno 1991

Reinhold Messner e un'altra delle sue straordinarie imprese: la traversata a piedi, senza alcun supporto tecnico, del continente antartico passando per il Polo Sud. L'esplorazione dell'estremo comporta questa volta un lungo, intenso viaggio (compiuto in cento giorni) di quasi 3.000 Km. nelle fredde terre polari con la compagnia silenziosa dell'amico Arved Fuchs.

I conquistatori dell'inutile

Lionel Terray cerca con Wikipedia; edizioni Cda & Vivalda, collana Licheni; 333p; anno 2002

L'autobiografia di uno dei protagonisti più dotati e generosi della rinascita francese del dopo guerra. Lionel Terray si affermò come una delle prime guide alpine di Chamonix di origine cittadina e di formazione intellettuale, alternando alla professione imprese straordinarie sulle Alpi e su ambite mete extraeuropee, dettate dalla pura passione per l'alta montagna.
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Solo - La forza di vivere

Ambrogio Fogar cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 179p; anno 1997

Il libro scritto con la giornalista Stella Pende, racconta "che cosa si prova" a essere inchiodati su una sedia a rotelle dopo aver dominato gli spazi sterminati del mondo. È il diario di un calvario iniziato due anni fa, tra le dune del Sahara, quando la Range Rover su cui Fogar viaggiava si ribaltò schiacciandolo. L'esploratore, ricoverato in un ospedale di Mosca, rimase a lungo tra la vita e la morte. Oggi vive, o meglio sopravvive, in una corazza che lo isola dal mondo. Eppure il suo cervello va a mille, come a compensare l'assenza del corpo. Di notte è pieno di sogni, di giorno macina meditazioni e pensieri lucidissimi.

Avventura

Walter Bonatti cerca con Wikipedia; edizioni Rizzoli; 253p; anno 1984

Walter Bonatti è stato negli anni dal 1950 al 1965 uno degli alpinisti più importanti del mondo. Le sue straordinarie imprese sulle Alpi, in Himalaya, in Patagonia lo resero famoso anche presso il grande pubblico dei non alpinisti. Conclusa in bellezza la sua carriera di scalatore con la prima salita invernale e solitaria della parete nord del Cervino, Bonatti si trasformò in viaggiatore e fotografo per il settimanale Epoca, inventando uno stile di reportage fotografico che ha fatto scuola. Generazioni di alpinisti hanno sognato sui suoi libri, tanto che titoli come "I giorni grandi" o "Le mie montagne", tradotti in molte lingue, sono fra i volumi più letti e conosciuti della letteratura di montagna.

Sulle vette delle Alpi

Marco Bianchi cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 391p; anno 2004

Fin dal Settecento le Alpi sono state un luogo di esplorazione per eccellenza, in cui l'uomo ha sfidato una natura considerata inaccessibile. Nei secoli successivi numerosi scalatori animati da spirito d'avventura ne hanno progressivamente conquistato le vette più importanti, aprendo nuove vie sempre più impegnative. Oggi l'arco alpino sembra non avere più segreti. Tuttavia, sono in pochi a conoscere davvero a fondo gli innumerevoli ghiacciai, pilastri, canaloni e pareti che lo caratterizzano. II presente libro vuole guidare escursionisti e appassionati alla scoperta di queste montagne, dal Delfinato alle Dolomiti, attraverso la visualizzazione dei principali itinerari alpinistici e la precisa indicazione di cime, creste, speroni, canaloni. Un percorso fotografico e narrativo per rivivere in prima persona le straordinarie emozioni che le montagne di casa nostra sanno offrire.
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Cometa sull'Annapurna

Simone Moro cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 166p; anno 2003

Simone Moro in questo libro racconta la spedizione sull'Annapurna del 1997 che è costata la vita ai suoi due compagni di cordata e che lo ha visto "miracolosamente" sopravvissuto alla valanga che ha ucciso gli altri e che lo ha fatto volare 800 metri. E così parte dalla sua infanzia e cerca di spiegare come mai ha fatto della montagna il suo mestiere, perché scalare è la sua vita, e che cosa significhi per lui raggiungere la vetta. Ci racconta le sue esperienze, le sue paure, i suoi dubbi e la grande indimenticabile amicizia tra lui e Anatoli Boukreev, il grande alpinista russo morto sull'Annapurna.

I giorni grandi

Walter Bonatti cerca con Wikipedia; edizioni Zanichelli; 218p; anno 1978

I giorni grandi racconta le più importanti imprese di Bonatti dal 1961 al 1965, anno del suo addio alle grandi scalate. Le prime pagine del libro rievocano la drammatica impresa del Pilone centrale: nella fase di rientro Bonatti e i suoi compagni si trovarono ad affrontare "un inferno", nel quale il gelo e le pessime condizioni atmosferiche condussero gli uomini ai limiti della follia prima e alla morte di quattro dei sette componenti la spedizione poi. Un'impresa questa indimenticabile, che tenne col fiato sospeso non solo gli appassionati della montagna ma anche milioni di lettori che ne seguirono le drammatiche fasi attraverso i servizi della stampa. Vengono raccontati poi i momenti salienti della scalata invernale della parete Nord delle Grandes Jorasses; della parete Nord del Pilier d'Angle; del tentativo di scalata della parete Nord dell'Eiger, che vide Bonatti rientrare con una costola fratturata; della parete Nord della Punta Whymper e della scalata della parete Nord del Cervino, in solitària invernale e diretta. Questa, nel 1965, centenario della conquista del Cervino, fu l'ultima impresa di Bonatti, che già da un anno aveva reso pubblica la sua decisione di lasciare l'alpinismo. Seguono poi il diario del viaggio fino al polo del freddo in Siberia e il resoconto delle scalate dei monti degli dei in Grecia. Infine il libro propone tre interessantissimi capitoli: "Filosofia della montagna", "Addio alpinismo" e "Una medaglia che pesa", nei quali Walter Bonatti ribadisce quale sia la sua concezione dell'alpinismo ed espone i motivi che lo hanno portato alla decisione di lasciare le montagne per dedicarsi alle esplorazioni nei cinque continenti.

Le mie montagne

Walter Bonatti cerca con Wikipedia; edizioni Zanichelli; 181p; anno 1961

Walter Bonatti è stato negli anni dal 1950 al 1965 uno degli alpinisti più importanti del mondo. Le sue straordinarie imprese sulle Alpi, in Himalaya, in Patagonia lo resero famoso anche presso il grande pubblico dei non alpinisti. Conclusa in bellezza la sua carriera di scalatore con la prima salita invernale e solitaria della parete nord del Cervino, Bonatti si trasformò in viaggiatore e fotografo per il settimanale Epoca, inventando uno stile di reportage fotografico che ha fatto scuola. Generazioni di alpinisti hanno sognato sui suoi libri, tanto che titoli come "I giorni grandi" o "Le mie montagne", tradotti in molte lingue, sono fra i volumi più letti e conosciuti della letteratura di montagna.

Scomparsi sull'Everest

Peter Firstbrook cerca con Wikipedia; edizioni Pratiche; 256p; anno 2000

8 giugno 1924: gli alpinisti inglesi George Mallory e Andrew Irvine lasciano la loro tenda sulla parete nord dell'Everest e cominciano l'ascensione alla vetta più alta del mondo, entrando così nella storia. Alle 12.50 di quello stesso giorno vengono avvistati a 240 metri dalla cima, mentre puntano spediti alla conclusione della loro impresa. Pochi minuti dopo, però, i due scompaiono, inghiottiti da una bufera di neve. Nessuno li rivede più. Che cosa ne è stato di loro? Il rapporto dell'ultimo avvistamento crea un acceso dibattito: sono riusciti a guadagnare la vetta o hanno ceduto prima? Chi conosceva bene Mallory era sicuro che avrebbe raggiunto la cima: era assolutamente determinato a conquistarla, qualunque fosse il prezzo da pagare. Ciò significherebbe che i due scalatori avrebbero preceduto di ventinove anni Sir Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing Norgay. Marzo 1999: una spedizione sponsorizzata dalla BBC si avventura sulla parete nord dell'Everest per far luce sul mistero di Mallory e Irvine: ciò che scoprirà monopolizzerà le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Tra i partecipanti c'è anche Peter Firstbrook, che produrrà un film e scriverà questo libro, raccontando le ultime ore di due uomini vissuti e morti per quella montagna che in tanti anni avrebbe custodito gelosamente il loro segreto.

Sulle tracce di Nives

Erri De Luca cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori, collana Strade blu; 114p; anno 2005

Nives Meroi è un'alpinista che sta conducendo una gara appassionante. È in competizione con un'alpinista spagnola per essere la prima donna ad avere scalato tutti e quattordici gli Ottomila del mondo. Sono entrambe a quota sette, ma in questo momento Nives è in Himalaya a tentare la doppia scalata di Annapurna e Dhaulagiri. Nives scala con suo marito Romano Bonet e con un giovane fotografo. Non usano portatori d'alta quota, non adoperano ossigeno, tutto ciò che portano in vetta riportano a valle. Il loro rapporto con la montagna è di assoluta purezza. Erri De Luca, a sua volta arrampicatore raffinato, è amico di Nives e la segue da tempo nelle sue spedizioni. Naturalmente fin dove può, fin dove riesce. Sotto la tenda, durante una tempesta, Erri e Nives parlano. Della montagna, della sfida, della fatica, della vita.

Passi verso l'ignoto - Dal K2 all'Amazzonia. Le avventure di uno dei più grandi alpinisti viventi

Kurt Diemberger cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 367p; anno 2005

Il libro riassume la storia di cinquant'anni di alpinismo mondiale e delle imprese più spettacolari di cui Diemberger è stato protagonista. Cercatore di cristalli a sedici anni, Diemberger ha sempre privilegiato gli ambienti incontaminati e le sfide estreme, sia sulle vette più alte del mondo sia nella foresta vergine amazzonica. Ma questo libro non è solo un libro sulla montagna, è anche un libro sugli uomini, sulle popolazioni incontrate nel corso delle sue spedizioni e sui compagni di avventura, primi fra tutti il grande Hermann Buhl, con il quale ha compiuto la prima ascensione al Broad Peak e al Dhaulagiri, e Julie Tullis, compagna di cordata e di "regia", tragicamente scomparsa sul K2 nel 1986.

Un posto in cielo - I diari di un eroe inconsapevole

Anatolij Bukreev cerca con Wikipedia; edizioni Cda & Vivalda; 253p; anno 2002

Anatolij Bukreev è l'uomo che in una notte di tempesta, nel 1996, lasciò a più riprese un campo sopra gli 8000 metri, da solo e senza ossigeno, per soccorrere un gruppo di alpinisti dispersi sull'Everest - senza arrestarsi prima di averli trovati tutti e aver portato in salvo quelli che erano ancora vivi. La presentazione di Galen Rowell riprende e conclude con competenza e autorevolezza la polemica scatenata dalle ingiuste accuse dell'alpinista americano Jon Krakauer nei confronti di Bukreev in occasione della tragedia sull'Everest. Galen Rowell parla della "grandezza" di Bukreev, e Linda Wylie nel suo saggio introduttivo che fa luce sull'ambiente da cui Bukreev proveniva e sulla situazione in cui tutti gli alpinisti sovietici vennero a trovarsi con il crollo del comunismo e l'azzeramento delle risorse destinate all'alpinismo, mette l'accento sulla sua profonda umanità. Grandezza e umanità emergono come una rivelazione dagli scritti di una semplicità e una schiettezza disarmanti di questo figlio del popolo, come amava definirsi, teso al suo dovere di alpinista e di uomo, totalmente inconsapevole del proprio eroismo.
- fonte www.uoei.it apri in una nuova finestra -

Naufragio sul Monte Bianco - La tragedia di Vincendon ed Henry

Yves Ballu cerca con Wikipedia; edizioni Cda & Vivalda, collana Licheni; 399p; anno 1999

Natale 1956. Presi in trappola dalla tempesta insieme con il celebre Walter Bonatti, François Henry, 23 anni, e Jean Vincendon, 24 anni, finiscono per ritrovarsi soli, sperduti a 4000 metri di quota sul Monte Bianco. Dopo dieci giorni di smarrimento e di sofferenza, dopo che Lionel Terray, "eroe dell'Annapurna", ha inutilmente tentato di raggiungerli via terra con una squadra di soccorso di volontari, i due "naufraghi" vengono abbandonati nel relitto di un elicottero che si è schiantato vicino a loro tentando una manovra disperata. I soccorritori hanno promesso di tornare...
- Questo libro contiene molte inesattezze e falsità riguardo le azioni intraprese da Walter Bonatti prima del consumarsi della tragedia. -

Casimiro Ferrari - L'ultimo re della Patagonia

Alberto Benini cerca con Wikipedia; edizioni Baldini Castoldi Dalai; 220p; anno 2004

Il 13 gennaio 1974 quattro "Ragni di Lecco" sbucano sulla cima del Cerro Torre, una delle montagne più belle e difficili del mondo, il simbolo dell'alpinismo nella Patagonia. Alla loro testa Casimiro Ferrari (Miro), un alpinista praticamente sconosciuto che ha imparato giovanissimo ad arrampicare sulle pareti sopra Lecco, un po' per gioco, un pò per la necessità di contribuire al magro bilancio famigliare tagliando legna e catturando passeri solitari, al tempo adoperati come "uccelli da guardia". In lui si uniscono una sapienza di montanaro nato a ridosso delle rocce e l'abilità tutta lecchese di lavorare il ferro. Carattere imprevedibile, burrascoso e indomabile, si innamora della Patagonia, una terra di contrasti decisi, all'epoca sconosciuta al grande pubblico. Guidato da un intuito eccezionale e da una determinazione che non viene intaccata nemmeno dal male incurabile che presto si impadronisce di lui, conquisterà, fra la Patagonia e il Perù, molte vette prestigiose e difficili, fino a quando non riuscirà a dar corpo al sogno della sua vita: acquistare un'estancia in Patagonia dove allevare bestiame come facevano i pionieri di quella terra. Un sogno volutamente fuori dal tempo, la cui realizzazione sembra placare per un pò il suo animo inquieto e in perenne ricerca di qualcosa che sfugge non appena avvicinato. Un sogno che si alimenta di una tenacia e di una concretezza tutte lombarde e di elementi fantastici delle vecchie leggende della Patagonia, piene di vento e di uomini che lottano fino alla morte (e oltre la morte) per tentare di essere liberi.

Il limite della vita

Reinhold Messner cerca con Wikipedia; edizioni Zanichelli; 190p; anno 1985

Cosa succede nella mente di un alpinista quando compie un volo mortale? Nessuno è mai tornato indietro dall'al di là per raccontarcelo. Cadute mortali da grandi altezze, avvengono anche nei lavori edili e nell'industria in genere, non solo in alpinismo. Questi decessi portano con sé il grande segreto del pre-morte, di quelle modificazioni percettive, dovute ad alterazioni biochimiche a livello di Sistema Nervoso Centrale, che intervengono quando una persona ha la certezza di starsi inevitabilmente approssimando alla morte. Reinhold Messner ha - in questo libro - interpellato medici e psicologi, nel tentativo di svelare in parte il grande mistero. Libro sempre attuale nonostante sia stato scritto vent'anni fa, "Il limite della vita" raccoglie anche una lunga casistica di pre-morte, raccontati da alpinisti sopravvissuti a voli dall'esito che solo la fortuna non ha reso mortali. "Casi clinici" raccontati con la precisione dell'esame medico. Dall'analisi dei vissuti, emerge che il volo "non controllato", con alte probabilità di morte, induce in chi lo vive una dilatazione della dimensione spaziotemporale, a causa dell'effetto di "rassegnazione" che la morte - ormai vissuta come certa in chi vola - produce a livello psichico. La rassegnazione, in condizioni di volo non controllato, scatena una reazione biochimica nel Sistema Nervoso Centrale, chiamando in causa le endorfine, producendo durante il volo una sensazione di grande, infinito piacere; reazione che la natura ha predisposto per alleviare il dolore imminente della morte. Ciò non accade in palestra: in condizione di volo "controllato" - anzi - l'alpinista ha paura, perché - sapendo di non morire - non beneficia della rassegnazione, unica condizione psichica favorevole allo scatenamento biochimico delle endorfine. Unica consolazione che si può trarre da questo magnifico libro, è che, chi muore in parete, muore in maniera molto piacevole.

Tende tra le nuvole

Monica Jackson, Elizabeth Stark cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 304p; anno 2002

Nella primavera del 1955, dopo solo due anni dall'ascensione all'Everest, Monica Jackson, Elizabeth Stark e Evelyn Camrass formarono la prima spedizione completamente femminile in Himalaya. Con un equipaggiamento pesante e goffo per gli standard moderni, e un gruppo di sherpa volenterosi, esplorarono zone sconosciute e raggiunsero la cima di una montagna di oltre settemila metri, alla quale diedero il nome di Gualgen, il loro capo sherpa.

Hermann Buhl - In alto senza compromessi

Reinhold Messner, Horst Hofler cerca con Wikipedia; edizioni Cda & Vivalda, collana Licheni; 248p; anno 1998

Nel 1954 l'editore Nymphenburger pubblicò il libro di Hermann Buhl, poi tradotto in Italia con il titolo "È buio sul ghiacciaio". Nel frattempo Buhl morì sul Chogolisa nel 1957, e la sua leggenda crebbe su quelle pagine intense e romantiche, messe insieme dall'esperto curatore Kurt Maix. Ma era quello il vero Buhl? Finalmente si può approfondire la questione grazie a questa ricerca di Reinhold Messner e Horst Höfler, che hanno aggiornato la biografia del grande alpinista austriaco e hanno raccolto i suoi diari inediti. Scrive Messner: "Buhl era non solo più intelligente, ma anche più sportivo (e quindi più moderno) come alpinista, di quanto l'interpretazione di Maix ci abbia fatto credere. Era soprattutto un precursore: il modo con cui affrontò la parete della Cima Canali prefigura lo stile dell'arrampicata libera, e la conquista del Broad Peak fu l'impresa del futuro".

La morte sospesa

Joe Simpson cerca con Wikipedia; edizioni Cda & Vivalda, collana Licheni; 256p; anno 1992

Una storia incredibile raccontata in modo veramente avvincente ed emozionante dall'alpinista Joe Simpson. Si tratta della prima ascensione alla parete ovest del Siula Grande, una vetta a 6536 metri nelle Ande peruviane, compiuta nell'estate del 1985. Affronta la spedizione insieme al compagno di cordata Simon Yates e con il supporto di Richard al campo base. Dopo una durissima salita alla vetta la discesa, già di per sé massacrante, si trasforma in una doppia tragedia, per fortuna solo sfiorata. Infatti, Joe cade malamente fratturandosi una gamba, l'amico Simon tenta un soccorso impossibile calandolo lungo la parete sulla quale imperversa una violenta bufera. Nonostante le condizioni di Joe tutto fila liscio, finché Simon non si vede costretto a tagliare letteralmente la corda che sostiene Joe appeso ad un seracco, apparentemente senza di vita.
Simon riesce a salvarsi e nel frattempo Joe, che è miracolosamente sopravvissuto alla caduta in un crepaccio, tenta di riprendersi e con incredibile coraggio si cala sul fondo e riesce a uscirne, dopo una lunga lotta col gelido ghiaccio e l'incandescente dolore della gamba. Ha la forza fisica e psichica per trascinarsi lungo il ghiacciaio sopravvivendo a un'altra bufera, di superare una vasta pietraia senza potersi reggere in piedi completamente disidratato e, infine, di raggiungere sotto un temporale e in piena notte il campo base, dove verrà trovato dai compagni.
È il ritorno alla vita di un uomo ormai dato per spacciato, che tra l'altro tornerà a scalare nonostante le gravissime lesioni riportate.

Verticali

Catherine Destivelle cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 245p; anno 2005

La storia avvincente di una ragazzina che ha trasformato il suo gioco preferito in professione. Catherine Destivelle ha praticato il free climbing per puro divertimento e a venticinque anni è entrata nel mondo della competizione dove ha ottenuto più volte il titolo di campionessa mondiale.
Dopo eclatanti successi decide di dedicarsi con rinnovato impegno per tentare imprese tecnicamente quasi impossibili ma a lei più congeniali: ripete la via Bonatti al Petit Dru e vi apre una nuova via in solitaria, scala la mitica parete nord dell'Eiger in solitaria invernale, raggiunge la vetta dello Shishapangma a 8000 metri e infine va in Antartide. La Destivelle ci racconta come sia riuscita a conciliare l'alpinismo con la "vita normale" in un perfetto equilibrio.

Confine incerto - La passione per l'estremo attraverso gli occhi di chi resta

Maria Coffey cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 272p; anno 2001

Il 15 maggio 1982 Joe Tasker e Peter Boardmann tentano la cresta ENE dell'Everest ma non faranno mai più ritorno. Joe aveva un legame affettivo con Maria Coffey che in questo libro narra la storia della nascita di questo legame e della violenta interruzione di quell'amore. I sentimenti che la legavano a quel giovane, fortissimo alpinista, il suo pellegrinaggio alle pendici dell'Everest per rendersi conto della morte di Joe sono descritti con grande sensibilità e sincerità.
La storia di un amore molto intenso per un alpinista famoso e ambizioso, perennemente impegnato tra montagne, conferenze, sponsor. Dopo la tragica e improvvisa morte di Joe, Maria non si da pace e decide di vedere con i suoi occhi Chomolunga per l'addio definitivo. L'incontro con la montagna e, successivamente, con l'Everest rendono più semplice a Maria la comprensione dei motivi che spingono un alpinista verso i propri limiti. Inoltre, è evidente che di fronte alla morte ognuno di noi reagisce a modo suo ma in ogni caso si resta tutti insieme, uniti in preghiera.
Un racconto bellissimo dove amore, morte e alpinismo sono raccontati con immensa semplicità.

Il richiamo del silenzio

Joe Simpson cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 310p; anno 2003

Una interessante raccolta di storie di montagna, emozioni e sogni di cui il protagonista principale è Joe Simpson, autore e forte alpinista, ma anche altri leggendari alpinisti che spesso sono rimasti per sempre sulle montagne. Perchè si va montagna, perchè si è disposti a correre forti rischi e a compiere fatiche immense e sacrifici. A queste domande Joe cerca di dare una risposta narrando delle sue più importanti imprese e citando alcuni degli episodi più famosi dell'alpinismo.
L'autore è particolarmente scosso dalle morti dei tanti amici e spesso riflette a lungo sull'opportunità di smettere una volta per tutte con l'alpinismo che certamente gli ha dato tanto, ma talvolta tolto molto. Il finale fa intendere che al "richiamo del silenzio" delle montagne non si può resistere, è necessario almeno tentare di compiere ciò che si desidera.

Il silenzio del vento

Jon Krakauer cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 210p; anno 1999

In questo libro troverete dodici storie, molto diverse tra loro, autobiografiche e non, scritte per importanti riviste di "settore" (ma l'ultima è inedita), raccontate come in confidenza, come certi discorsi la notte tra amici. I protagonisti delle storie sono visti come dei "pazzi scatenati" alle prese con rischi incredibili e che spesso si avvicinano alla morte. L'autore non commenta direttamente le vicende ma il tono con qui scrive dà chiaramente l'idea di quello che pensa...
In effetti lo scopo del libro è quello di raccontare quali sono i motivi che spingono un alpinista, ma non solo, a intraprendere attività faticose e rischiose. La mia sensazione è che lo stesso autore, scrivendo, cerchi di dare una risposta a se stesso.

Annapurna: il primo 8000

Maurice Herzog cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 307p; anno 1994

Il diario tenuto da Maurice Herzog, capospedizione e primo alpinista a salire un ottomila, narra del riuscito tentativo del Club Alpino Francese di scalare una delle 14 cime più alte della terra, il primo 8000 in assoluto. Il lettore viene accompagnato da Parigi nella lunga marcia di avvicinamento alle montagne attraverso India e Nepal. Si comincia esplorando la zona, fino ad allora sostanzialmente sconosciuta agli occidentali, si continua con l'ascesa vera e propria e, infine, si racconta della drammatica discesa.
Inizialmente il libro è un po' noioso ma appena inizia la vera azione diventa estremamente coinvolgente. Sembra incredibile ma l'obiettivo iniziale era la scalata al Dhaulagiri ma, dopo aver esplorato ampiamente la zona per settimane (!), venne scelto l'Annapurna. Il tentativo di scalata riuscì grazie alla resistenza incredibile degli alpinisti, alla generosità di tutti ma in modo particolare di Lionel Terray e di alcuni instancabili Sherpa.
La discesa, durissima, non si trasforma in tragedia solo grazie alla prontezza e alla professionalità del medico della spedizione che salva la vita anche all'autore stesso. Il libro si conclude che alcune riflessioni felici e allo stesso tempo amare dell'autore.

Frêney 1961. Un viaggio senza fine

Marco Ferrari cerca con Wikipedia; edizioni Cda & Vivalda, collana Licheni; 256p; anno 1996

Il drammatico resoconto del tentativo di scalata dell'ancora inviolato Pilone centrale del Monte Bianco. Il racconto ha inizio a Courmayeur il mattino del 14 luglio 1961, esattamente a sei giorni dall'inizio dell'avventura. Sono descritte le vite e le vicende anche di persone coinvolte indirettamente per i loro legami con i sette alpinisti impegnati nell'impresa. La moglie e i genitori di Gallieni, i soccorsi, i giornalisti, il capo delle guide, la partecipazione di tutto il paese, villeggianti compresi. Segue il resoconto vero e proprio dei diretti interessati, intercalato da interventi di soccorritori, giornalisti, parenti. Lo stile è quasi da romanzo, gradevole e avvincente. I fatti e le circostanze fanno parte, naturalmente di una ricostruzione dei fatti avvenuta a posteriori.
Per diversi motivi, in particolare per la presenza del grande alpinista Walter Bonatti, la tragica vicenda venne seguita con grande attenzione; ma in cuor mio credo che questo non sia stato altro che uno dei tanti casi di "curiosità per le tragedie".
Questa citazione mi ha colpito molto: "Le nuvole nere si chiusero sopra la montagna come il coperchio di una bara".

Yeti, leggenda e verità

Reinhold Messner cerca con Wikipedia; edizioni Brossura; 240p; anno 1999

Vent'anni di ricerca per svelare il mistero dello Yeti. Straordinarie spedizioni alle pendici dell'Himalaya sulle tracce della magica figura che da secoli fa sognare Oriente e Occidente: l'"uomo delle nevi", animale che vive ad alta quota, corre veloce sui ghiacci, dorme all'aperto nelle bufere, ma è anche mostro, mito, immagine di lontane spiritualità. Ventimila chilometri di marcia tra le montagne più alte del mondo, per sfatare una leggenda e svelare un antico mistero.
È evidente che Messner è una persona estremamente razionale e dalla curiosità illimitata. La leggenda dello Yeti resta ma il mistero si chiarisce notevolmente grazie alle minuziose ricerche di Messner, sempre a caccia di informazioni utili e, naturalmente, dello Yeti.

Lo Sherpa - La tragedia di "Aria sottile" raccontata dal capo degli sherpa

Jamling Tenzing cerca con Wikipedia; edizioni Piemme; 368p; anno 2001

La tragedia dell'Everest del maggio 1996 raccontata da uno Sherpa, Jamling Tenzing, capo della spedizione cinematografica Imax. Dopo le tante narrazioni sulla vicenda, "Lo sherpa" di Tenzing racconta qualcosa di diverso della pura tragedia alpinistica.
Il libro è un percorso dove il racconto della terribile bufera sul tetto del mondo che diede la morte a nove alpinisti cede spesso il posto a un altro filo narrativo che racconta la storia di uno sherpa, figlio del primo conquistatore dell'Everest, in cerca dei passi di suo padre.
È il racconto di chi l'Everest lo ha nell'anima e nel cuore. Di chi vive la salita di queste montagne con profondo amore e grande religiosità. Interessanti le lunghe riflessioni riguardo le differenze culturali tra i popoli Himalayani e l'occidente così come le divagazioni su episodi mistico-religiosi accaduti.

Malato di montagna

Hans Kammerlander cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 255p; anno 2000

Bellissimo libro di un grande dell'alpinismo. Una vita vissuta in montagna, tra rischi, fatiche, record e gioie indescrivibili.
È una fantastica e mai paga ricerca d'avventura ed esplorazione, quella che Kammerlander ci racconta in questo suo libro. Dalla sua prima indimenticabile esperienza sul Moosstock, passando per le più famose vie sulle Dolomiti fino all'incontro, importantissimo, con Reinhold Messner e gli ottomila. Una duo eccezionale, sette gli ottomila scalati assieme.
Nel libro, vittorie e sconfitte, ma anche le immancabili tragedie che accompagnano la vita di un alpinista d'alta quota, sono raccontati con una semplicità e una sincerità a volte disarmanti. Kammerlander sembra non aver mai abbandonato i sentimenti e lo stupore di quel bambino sul Moosstock. "Malato di montagna" non è solo il resoconto di una serie di imprese e record alpinistici ma un'appassionante cavalcata sulle più alte vette del mondo, per scoprire il fascino, l'irrealtà e anche la crudezza di una vita passata ad inseguire il sogno di un bambino diventato, nel frattempo, una vera leggenda.

La montagna di luce

Peter Boardman cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 256p; anno 2001

La folle impresa degli inglesi Joe Tasker e Peter Boardman: la salita al Changa-Bang (6931m) dall'inviolata parete ovest. Interessantissimo il racconto di Boardman, dall'idea pazza della spedizione, i preparativi meticolosi e, in alcuni casi, addirittura buffi di tutto il materiale che non era certo ciò che di meglio poteva offrire la tecnologia.
Dall'inizio del libro, raccontato in prima persona da Boardman, fino al termine si raccontano spesso i pensieri e le sensazioni vissute.
Il viaggio verso la remota regione del Garhwal, Himalayana, senza portatori e con approvvigionamenti ridotti allo stretto necessario. Il racconto dell'estenuante e pericolosa ascensione in stile alpino, naturalmente senza ossigeno , dell'immensa lastra di granito pressochè verticale. La vittoria soffertissima. La discesa drammatica e rischiosa. Davvero avvincente!
Gli aspetti tecnici sono raccontati con dovizia di particolari cosi come le riflessioni dell'autore e le sfumature psicologiche del compagno. Un'impresa leggendaria e talvolta poco conosciuta che si concluse con successo nel 1976.

K2 Chogori. La grande montagna

Reinhold Messner cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 279p; anno 2004

Messner racconta la storia del K2, dai primi tentativi di scalata dell'800 fino ai nostri giorni, con una particolare attenzione alla prima spedizione che ebbe successo, quella italiana del 1954, e alla propria spedizione in stile alpino del 1979. Parla di una montagna magica, racconta i numerosi tentativi e le tante tragedie. Cita le polemiche che tanto spazio hanno nella storia dell'alpinismo passato e presente, fornisce dati, cronologia e bibliografia perchè chi legge possa capire che la conquista delle grandi montagne è avvenuta grazie ai sacrifici dei predecessori.
Una montagna aspra, bellissima e "dura da morire".

K2. Il nodo infinito

Kurt Diemberger cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 277p; anno 2000

K2, la "montagna-sogno" di due grandi alpinisti: lei, Julie Tullis, alpinista fortissima; lui, Kurt Diemberger, mito vivente dell'alpinismo. Insieme formano il "The highest filmteam of the world" e da anni inseguono il grande sogno: la vetta del K2, la montagna più difficile del mondo.
È il loro terzo tentativo e auspicano che sia anche l'ultimo. All'inizio il loro piano si svolge senza problema di sorta ma il giorno dell'attacco, forse un po' ritardato, la gioia di aver conquistato finalmente la tanto agognata vetta si trasforma rapidamente in strenua sofferenza. Bloccati per giorni a 8000 metri, nella zona della morte, insieme ad altri alpinisti, cadono inesorabilmente nella pazzia, uno ad uno, fino alla morte. Julie non sarà più di ritorno mentre Kurt, ridotto a un deleritto umano, raccoglie le ultime fievoli energie e riesce, miracolosamente, a tornare al campo base. La morte dell'amica, lo segnerà per il resto della sua esistenza.

Capocordata - La mia vita di alpinista

Riccardo Cassin cerca con Wikipedia; edizioni Vivalda; 384p; anno 2001

Riccardo Cassin, la leggenda dell'alpinismo. Un libro stupendo dove Cassin racconta una dopo l'altra le sue scalate più significative, dalle montagne della sua Lecco fino ai "mostri sacri" dell'Himalaya. E lo fa con estrema intensità, senza eccedere nei dettagli tecnici ma consentendo, a tutti, di essere come li "al suo posto" sul quella stessa montagna.
Oltre alle sue grandi imprese alpinistiche Cassin ci racconta della guerra e dell'amara e assolutamente inaspettata (per non dire ingiustificata) esclusione dalla spedizione italiana al K2 di Desio. Le imprese che mi hanno colpito maggiormente sono: la prima salita al Gasherbrun IV, la prima al McKinley e la est al Badile ripetutta all'età di 78 anni!
Riccardo Cassin fu un uomo davvero eccezionale, non solo per le sue capacità sportive.

3x8000 - Il mio grande anno Himalayano

Reinhold Messner cerca con Wikipedia; edizioni DeAgostini; 161p; anno 1985

Un libro prettamente fotografico corredato da alcuni brevi racconti di coloro i quali hanno conosciuto Messner in quei giorni. Le foto sono di una bellezza unica, danno l'idea dell'atmosfera che si respirava.
Tra tutti, mi hanno colpito in modo molto particolare i racconti della moglie di Messner e di un "profano" della spedizione che raccontano quanto sia grande l'amore per l'alpinismo e per l'avventura, senza dimenticare gli aspetti umani più intimi. Messner ha spostato avanti i limiti più di una volta rischiando moltissimo nonostante la sua proverbiale conoscenza dell'alta quota. ciò.

Parete Nord

Heinrich Harrer cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 334p; anno 1999

Tra le numerose avventure vissute da Heinrich Harrer sicuramente quella raccontata in questo libro è tra le più ardite: la prima della parete nord dell'Eiger. L'autore racconta dettagliatamente i tentativi di ascesa di questa temibile parete di roccia e ghiaccio che, numerose volte, si sono conclusi in tragedia. Il dramma e la personalità dei temerari e coraggiosi alpinisti che l'hanno tentata fa riflettere. Fino al successo, non senza rischi e grandi difficoltà, di Harrer e compagni che si uniscono a un'altra cordata.
Nonostante le ampie descrizioni tecniche, questo non è solo un libro per gli amanti dell'alpinismo ma sarà sicuramente interessante per chi ama le avventure e le imprese eroiche. La filosofia del grande alpinismo ha molte analogie con la vita di tutti i giorni e le montagne non sono nemiche degli alpinisti.

La mia sfida al destino - Dall'Eiger al Tibet, dall'Alaska al Ruwenzori, un'avventura lunga una vita

Heinrich Harrer cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 508p; anno 2003

Heinrich Harrer, lo stesso autore di "Sette anni in Tibet", in questo libro ripercorre le più significative avventure della sua intensa vita. Innumerevoli avventure sulle montagne di tutto il mondo, tra gli indigeni di foreste inesplorate, perennemente mosso da una insaziabile curioità per l'ignoto.
Questo libro è molto interessante per chi ama l'avventura, i viaggi in luoghi inospitali e inesplorati che, tuttavia, come sottolinea l'autore stesso, oggi sono stati derubati della loro indipendenza.
Spesso gli episodi avventurosi sono spezzati da ampie riflessioni che, talvolta, non rallentano affatto il ritmo sempre incalzante delle varie storie.

Sette anni in Tibet

Heinrich Harrer cerca con Wikipedia; edizioni Mondadori; 336p; anno 1997

L'appassionante e incredibile storia di Heinrich Harrer, abile alpinista tedesco. Egli, in compagnia di un amico, fuggì da un campo di prigionia pakistano durante la seconda guerra mondiale riuscendo a raggiungere la "città proibita" di Lhasa, capitale del Tibet, dopo un'estenuante e pericoloso viaggio di oltre 1000 km. L'attrazione per quella città è sempre stata irresistibile tanto che, non avendo alternative più allettanti, vi trascorse ben sette anni fino al giorno in cui lui, il Dalai Lama e i Tibetani non furono costretti a fuggire a causa dell'invasione Cinese.
Durante il suo soggiorno a Lahsa Harrer si integra perfettamente e si mantiene sempre molto occupato fino a fare la conoscenza del Dalai Lama in persona diventando suo grande amico.
Questa storia, lunga sette anni, viene condensata in un ricco e avvincente racconto di episodi di grande suspence e di dettagliate descrizioni di luoghi, persone e cultura. L'autore scrive in prima persona e spesso cita le sue toccanti sensazioni e i suoi pensieri che faticosamente ha annotato sul suo diario. Particolare attenzione viene posta nella descrizione della curiosa e affascinante gente del Tibet, alla loro vita semplice e felice nonchè alla loro incrollabile fede religiosa.
Per chi ama i viaggi, le avventure, il Tibet questo libro è un ottimo modo per poterci entrare virtualmente evitanto gli strapazzi che ha dovuto superare il temerario Harrer.

La conquista del K2

Ardito Desio cerca con Wikipedia; edizioni Garzanti; 250p; anno 1954

Il racconto completo sulla spedizione italiana al K2 organizzata nel 1953 da Ardito Desio. Un vero e proprio assalto alla vetta che gli italiani volevano ardentemente conquistare, con un pizzico di sciovinismo post bellico. La grande passione degli alpinisti porta loro a superare prove tecniche e umane di grande difficoltà, fino al raggiungimento della vetta: primi nella storia.
Senza troppo entrare nei dettagli Desio ci da una visione ampia di tutto quello che ha comportato la spedizione. Spesso troviamo alcune riflessioni interessanti sugli aspetti puramente umani della spedizione, nonchè importanti osservazioni scientifiche, etniche e naturalistiche.
Ancora oggi si parla di quella spedizione per l'esclusione di Riccardo Cassin e per la vicenda poco chiara accaduta a Walter Bonatti.

La montagna nuda - Il Nanga Parbat, mio fratello, la morte e la solitudine

Reinhold Messner cerca con Wikipedia; edizioni Corbaccio, collana Exploits; 317p; anno 2003

La storia della prima ascensione al Nanga Parbat lungo il colossale versante Rupal, 4500m di parete, la più alta del mondo. Reinhold Messner raggiunse la cima seguito a breve distanza dal fratello, ma in discesa ebbe inizio la tragedia. Ghunter è esausto e non è in grado di scendere dalla stessa parte pertanto entrambi scenderanno, seppur separati, dall'altro versante ma una valanga lo ucciderà.
Messner racconta di aver cercato per giorni il fratello, in preda alla disperazione e alla pazzia, completamente sfinito. Rassegnato e quasi morto si trascina fino ai primi villaggi dove, faticosamente, riesce a farsi aiutare fino al ritorno alla civiltà: ma è un altro uomo.
Messner, come ama fare nei suoi libri, ci racconta altresì la storia del Nanga tra foto e frasi celebri di alpinisti e appassionati. Il susseguirsi degli avvenimenti è avvincente e incalzante e la drammaticità degli eventi è resa ancor più evidente dalle numerose riflessioni del protagosnista.

Capodanno sulla nord-est del Badile

Franco Rho cerca con Wikipedia; edizioni Nordpress; 128p; anno 2004

Il giornalista del Corriere Franco Rho ci racconta la storia di una impresa alpinistica da leggenda: "prima invernale della parete NE del Badile". Il 2 gennaio 1968 Michel Darbellay, Paolo Armando, Daniel Troillet, Alessandro Gogna, Camille Bournissen e Gianni Calcagno formano una unica cordata italo-svizzera che affronterà difficoltà e temperature mai vinte prima di allora. Un'alleanza per certi versi imprevista che a quei sei uomini in parete ha consentito un'impresa altrettanto impensabile, soprattutto per la presenza degli italiani, considerati alla stregua di amatori.
Una ricostruzione avvincente che rende alla perfezione quel senso di "suspence" che fino all'ultimo ha accompagnato i protagonisti, impedendo fino all'ultimo metro di giungere alla vetta.

Il Signore degli anelli

John Ronald Reuel Tolkien cerca con Wikipedia; edizioni Bompiani; 1359p; anno 2003

"Il Signore degli anelli" è un libro imperdibile per gli amanti dell'avvenura. La lunga e tromentata storia di Frodo, un ragazzo come tanti altri che, coraggiosamente e ingenuamente, si incarica di affrontare una incredibile avventura.
Tra creature magice, mostri maligni, luoghi di grande bellezza e oscure miniere i protagonisti della storia avanzano verso le terre di Mordor superando un'incessante serie di pericoli. L'amicizia che gli lega è dettata dalla volontà di non far cadere la "Terra di Mezzo" tra le grinfie del male.
Un libro lungo e coinvolgente che abbonda di emozionanti duelli e soprattuto di dettagli legati ai luoghi e alle genti.

Tabù - La vera storia dei sopravvissuti delle Ande

Piers Paul Read cerca con Wikipedia; edizioni Sperling & Kupfer; 357p; anno 1999

La storia unica e incredibile di un gruppo di ragazzi sopravvissuti a un incidente aereo sulle Ande. I superstiti, che restarono isolati per settimane a 4000 metri di quota, saranno costretti a nutrirsi dei resti dei loro compagni ormai morti. Tutti supereranno una estenuante serie di dure "prove": il passare del tempo logora i vivi e le ricerche, ininterrotte, non producono alcun risultato. Tutto ciò non fa che aumentare la suspence e la tensione della storia.
Fino al giorno in cui due di loro, esasperati, scendono a valle camminando per dieci giorni e conducendo i soccorsi nel luogo del dramma. I superstiti torneranno alla civiltà profondamente cambiati da quella tragedia e il libro si conclude con un breve accenno al prosequio della loro vita.
Inoltre, vengono dettagliatamente descritti i luoghi dell'incidente e le operazioni, vane, di soccorso tentate per diversi giorni.
La storia viene raccontata da un punto di vista esterno, integrando tutti i ricordi dei ragazzi sopravvissuti e dei loro familiari.
Come dissero gli stessi ragazzi, qualsiasi uomo in quella situazione avrebbe tentato in tutti i modi di resistere e probabilmente, qualsiasi uomo avrebbe percepito la presenza di Dio. È un libro in grado di cambiare per sempre il tuo modo di vivere.