| Prato allo Stelvio - passo dello Stelvio |
2758m s.l.m. |
|
|
| Ponte di Legno - passo Gavia |
2621m s.l.m. |
Da Ponte di Legno si seguono le indicazioni per il passo Gavia: il tratto iniziale di strada
è ampio e in leggera ascesa, poi imprivvisamente la carreggiada si restringe notevolmente e
inizia la vera salita. Inizialmente ci si trova all'ombra del bosco, davvero un ambiente
meraviglioso e che rende meno faticosa la salita, che comunque non è ancora dura. Quando il
bosco inizia a diradarsi si iniziano ad affrontare una serie di tornanti: qui le pendenze
sono notevoli e il bosco scompare del tutto (tra l'altro vedendo tutta la strada che si deve
affrontare si prova una "brutta" sensazione...).
Quando ci si rende conto che i tornanti
sono finiti si gira nella valle e si deve affrontare una pericolosa galleria rettilinea
completamente priva di illuminazione (consiglio di restare in mezzo alla carreggiata, le auto
che sopraggiungeranno faranno sufficientemente luce per farci riprendere la destra; inoltre, è
il caso di fermarsi prima per prendere fiato se si è molto stanchi perchè è molto difficile
affrontare la galleria al buio!). Usciti dalla lunga galleria (che sostituisce un tratto mitico
scavato nella roccia), la strada si fa meno ripida ma solo fino al prossimo tratto, il più duro,
attraverso il quale si supera un tratto di rocce molto suggestivo. Manca poco al passo e
possiamo tranquillamente aumentare l'andatura anche perchè la strada diventa sempre meno
impegnativa.
Oggi questa strada è completamente asfaltata mentre, fino a pochi anni fa quano l'ho affrontata,
era quasi completamente sterrata, un vero spettacolo! Attenzione perchè passano molte più auto e
talvolta anche caravan e la discesa può diventare molto pericolosa.
|
|
| Santa Caterina Valfurva - passo Gavia |
2621m s.l.m. |
Da Bormio si seguono le indicazioni che portano verso Santa Caterina Valfurva: la
strada, che presenta tratti in falsopiano e altri in forte pendenza, supera in sequenza le
località Uzza, San Nicolò e S. Antonio (frazioni di Valfurva), sempre tenendo sulla destra
il torrente Frodolfo. Dopo circa 8 km da Bormio si è nella parte superiore della valle, a
Santa Caterina Valfurva, ove nei pressi delle prime abitazioni incontriamo un bivio: sulla
sinistra una strada ci conduce nella valle dei Forni, ma noi proseguiamo dritti. Superato il
torrente ci si addentra nel paese e, subito dopo, si inizia a prenfdere quota grazie ad una
decina di tornanti all'ombra di una splendida pineta; nei pressi di un tornante vi è
l'inidicazione per accedere ai rifugi Paradiso e Bellavista.
Al termina della pineta
iniziano degli ampi prati verdi fioriti punteggiati da baite: è l'inizio della valle del
Gavia, dai cui versanti scendono numerosi torrentelli. Dopo circa 5 km si raggiunge l'ampio
pianoro di Gavia con il lago Bianco, terminato il quale si giunge al passo dove è situato il
rifugio.
|
|
| Selva - passo Sella |
2244m s.l.m. |
|
|
| Canazei - passo Pordoi |
2236m s.l.m. |
|
|
| Corvara - passo Gardena |
2121m s.l.m. |
|
|
| rifugio Campo |
2000m s.l.m. |
Dal parcheggio nei pressi di A. Ardof 1691 la strada continua ma diventa sterrata -
sentiero 29 -. Il percorso è quasi interamente in salita: è molto dura all'inizio (tratto nel
bosco) e nel tratto finale (con alcune rampe) mentre è più dolce nei tratti lungo il torrente
Zebrù, ma comunque è una strada facile.
Basta un ora di bicicletta a media andatura per
arrivare ai 2000 metri del rifugio Campo. Poi, se non si vuole restare a riposare al rifugio,
si può proseguire senza problemi fino alla baita del Pastore 2168 in poco più di mezz'ora.
Prestate molta attenzione in discesa se siete in bici perchè passano molti fuoristrada,
ovviamente senza suonare il clacson.
|
|
| Preda Rossa |
1955m s.l.m. |
La strada che conduce alla Preda Rossa, che parte dalla val Masino e precisamente dal
paesino di Filorera 841, è completamente asfaltata e sale lungo la valle di Sasso Bisolo.
Essa fu costruita come via d'accesso a quella che doveva essere la diga della Preda Rossa,
mai costruita per via delle condizioni geologiche sfavorevoli. Per alcuni anni la strada è
rimasta chiusa al traffico per via du una grande frana che ne cancella un tratto. Oggi
esiste una nuova strada nuovamente percorribile anche dalle automobili, che talvolta spesso è
chiusa al traffico per ulteriori problemi di dissesto idro-geologico.
Bene, da Filorera
841 la strada prosegue sulla destra con ndicazioni per la Preda Rossa / rifugio Ponti. La
salita continua e la pendenza aumenta: se giungiamo dalla Valtellina - da Ardenno 266,
percorrendo la strada statale 404 per la val Masino - occorre dosare le energie perchè vedremo
la Preda Rossa solo tra 8 chilometri (a metà strada si trova il Ponte del Baffo 571, dove è
situato un ristorante tipico che vi consiglio, dal quale si può deviare per la costiera del
Chec che scende a Morbegno).
Superati i primi tornanti raggiungiamo la zona franosa
(frana della Valbiore 1234) che viene sfruttata come cava di pietra. Consiglio di lasciare
l'auto in questa zona (si può parcheggiare lungo la strada) per proseguire in bici o a piedi
lungo la direttissima; quando c'è ancora la neve non e' possibile proseguire oltre in auto. A
questo punto possiamo seguire le tracce del sentiero solo a piedi - sentiero 21 - (seguite
rigorosamente i segnavia!) che torna sulla strada dopo un tratto vicino al torrente e poi
prosegue tagliando tutti i tornanti della strada. Per gli amanti del rischio questo è l'unico
tratto di sentiero, estremamente difficile, che si può percorrere in bici in discesa (!).
Oppure, percorriamo il nuovo tratto di strada sterrato: in questo caso dovremo superare una
breve galleria non rettilinea, stretta e completamente al buio (si vede pochissimo;
attenzione al possibile ghiaccio invisibile!), che talvolta spesso è chiusa al traffico a
causa di frane al suo interno. Poco dopo arriviamo a un ponte, e incrociamo il sentiero. Da
qui si torna sulla strada asfaltata "originale": il sentiero diretto è segnato da freccie e
segnavia e spesso si interseca con la strada.
Manca poco al rifugio Scotti, la salita
aumenta ancora ma per fortuna è sempre asfaltata. Ecco spuntare delle casette e poco più
avanti, in cima a un rettilineo, il rifugio Scotti 1500. La strada prosegue, sempre in salita
con pendenza costante. Ci sono due tratti di tornanti: il primo che attraversa più volte un
torrente e poi un secondo e ultimo tratto proprio alla fine della salita. Non illudetevi:
capieremo di essere all'ultima curva solo quando avremo il parapetto alla nostra sinistra...
La salita termina su un piazzale dove compaiono alcune indicazioni sui sentieri: proseguiamo
sul sentiero e, dopo aver superato una collinetta, ecco l'ampio prato verde della piana della
Preda Rossa 1990. Il torrente forma numerose anse e andare qua e là in bici è molto divertente...
Probabilmente è possibile campeggiare, naturalmente nel rispetto più rigoroso della natura.
In fondo alla Preda Rossa dominano il monte Disgrazia 3678 e il monte Pioda 3431 mentre alla
nostra destra ecco i Corni Bruciati 3114. Si capisce che il sentiero sale sù nel bosco
proprio in quella direzione, dinanzi a noi. Il sentiero Roma - sentiero 21 - è quello che ci
conduce al rifugio Ponti 2585 e non è percorribile in bici; l'ideale è lasciarla proprio
all'inizio del sentiero in fondo alla piana. Il rifugio Ponti non è molto lontano ma può
essere conveniente tornare indietro.
La strada della Preda Rossa può dare emozioni uniche quando è chiusa al traffico: potete ben
capire per quale motivo... (Se per salire ci ho impiegato quasi 1h30, per scendere solo poco
più di 10 minuti!).
|
|
| piani di Artavaggio, rifugio Nicola |
1889m s.l.m. |
Raggiungere i piani di Artavaggio in bicicletta o a piedi non è molto impegnativo
percorrendo la strada sterrata - sentiero 23 - che si stacca dalla strada per il Culmine S. Pietro.
Il fondo è buono, raramente diventa scivoloso, la pendenza è irregolare con tratti facili e altri,
brevi, con pendenza elevata e fino al termine della salita "vera" siamo all'ombra, in mezzo ad un
bellissimo bosco. È proprio terminato il bosco, nei pressi della bocchetta di Maesimo 1560,
che la strada spiana con fondo ottimo ma completamente al sole.
In questo tratto, guardando
alla nostra sinistra, si scorge la stazione d'arrivo della funivia di Artavaggio e più in là, in
cima a un monte, il rifugio Nicola che è ben visibile perchè ha una forma piramidale con tetto
alluminato, molto riflettente. Proprio quando la strada inizia a spianare troviamo il bivio con
il - sentiero 21 - che prima sale fino alla casera di Maesimo e poco dopo si divide: si può
scendere al Culmine S. Pietro lungo il percorso basso oppure salire ancora e poi riscendere
lungo il percorso alto. Volendo ci si può riposare qui, su una panchina con tavolino o poco
più in là, sul percorso basso su un'altra panchina con tavolino.
Proseguendo verso Artavaggio
incontriamo un altro bivio: qui giunge una strada sterrata direttamente dall'altro versante,
quello della val Taleggio. Di qui a poco raggiungeremo i piani di Artavaggio, con un breve tratto
in discesa.
Ai piani di Artavaggio la strada di divide: da una parte si va al rifugio
Sassi - Castelli e alla stazione della funivia, mentre proseguendo diritti si doppia l'ex Albergo
Sciatori, una struttura imponente vicino a un laghetto, alla destra del quale parte un'altra
strada sterrata che conduce in val Taleggio. A questo punto la strada inizia a salire ripida
e con fondo molto insidioso; a piedi si possono tagliare i tornanti e un intero tratto di strada
lungo le vecchie piste da sci e ski-lift (basta seguire i cartelli che indicano rifugio Nicola).
In bici si passa di fianco al rifugio Aurora, qui il tratto di strada è molto difficile. Giunti
a un tornante, le indicazioni dicono di proseguire diritti: per andare ai piani di Bobbio bisogna
prendere l'altra strada, che è percorribile in bici solo fino a delle baite poco distanti.
Se siamo a piedi e abbiamo fatto il sentierino prestiamo attenzione quando siamo giunti
all'arrivo di uno ski-lift con le indicazioni per il Nicola: la strada sterrata che
incontriamo infatti è esattamente quella che va ai piandi di Bobbio, - sentiero 30 -, per
i rifugi bisogna proseguire sul sentierino che fiancheggia l'altro ski-lift.
Raggiunto
un tratto meno impegnativo, dove rientra il sentierino "scorciatoia", manca poco al rifugio
Nicola, ma l'ultimo tratto ha pendenze del 30%.
Vicino al rifugio Nicola ecco il
rifugio Cazzaniga - Merlini: per arrivarci basta proseguire sulla strada sterrata ber un
breve tratto. Il Cazzaniga si erge in cima a una rupe rocciosa lungo la quale scende un
sentierino che si collega al - sentiero 30 - per i piani di Bobbio (ma si può sempre deviare
per Artavaggio).
|
|
| Arabba - passo Campolongo |
1852m s.l.m. |
|
|
| Alpe di Siusi |
1850m s.l.m. |
|
|
| monte San Primo |
1682m s.l.m. |
|
|
| rifugio Pialeral |
1400m s.l.m. |
|
|
| Morterone, passo del Pallio |
1362m s.l.m. |
|
|
| rifugio Martina |
1300m s.l.m. |
Si parte in piano lungo uno sterrato molto ampio e tenuto pulito, caratterizzato da immense zone d'ombra grazie alla presenza di pini e larici che ne fanno da contorno. Dopo poco si incontra la deviazione sulla sinistra per il rifugio: abbandonato il bosco si inizia quindi la vera salita, in un tratto in cui si costeggiano delle piccole case, su un sentiero piu' stretto e con fondo molto instabile. Ben presto il rifugio risulta visibile e il tratto che resta da colmare presenta le ultime difficolta' proseguendo completamente in pendenza, ma e' molto piu' facile di prima; l'ultimo tratto e' una rampa al 30% (!).
|
|
| Moggio - Culmine San Pietro |
1254m s.l.m. |
|
|
| Valcava |
1250m s.l.m. |
|
|
| Casoni - passo di Fregarolo |
1203m s.l.m. |
|
|
| Cornizzolo - rifugio Maria Consiglieri |
1127m s.l.m. |
La via più rapida per salire al rifugio ed eventualmente al Cornizzolo è la stretta
strada asfaltata, parzialmente chiusa al traffico privato, che parte dal Lago del Segrino
(alla rotonda svoltare a destra provenendo da Eupilio).
Il primo tratto di strada, fino
alla sbarra che impedisce di proseguire oltre in macchina, sale in modo abbastanza regolare
con pendenze fino al 10%. Oltre la sbarra (da scavalcare) la salita si fa subito più ripida
con strappi al 15% in mezzo al bosco. Poi, quando il bosco si dirada fino a scomparire, si
doppiano una serie di tornanti (qui le pendenze sono intorno al 10%) che consentono di
vedere da una parte Valmadrera e il lago di Lecco, dalla parte opposta la Brianza. Superarta
una curva a sinistra che ci riporta sul versante principale, dal quale si vede tutta la
Brianza, si sale ancora regolari fino a un punto noto agli appassionati di volo con aliante
e parapendio. Quindi la strada spiana e scende leggermente per poi risalire leggermente in
falsopiano. Poco dopo riprende a salire ripida con una curva secca a sinistra, seppur per
un breve tratto. Occorre scavalcare un'altra sbarra oltre la quale manca poco al rifugio.
A piedi possiamo seguire una scorciatoia (mulattiera e sentiero) che taglia i tornanti nel bosco;
è percorribile in bici in discesa.
Attenzione in discesa: nei giorni festivi passano dei furgoncini che occupano l'intera sede
stradale e non suonano il clacson.
|
|
| rifugio S.E.V. |
1125m s.l.m. |
La strada che parte da Valbrona in direzione Alpe Oneda ci porterà al rifugio S.E.V.
dopo 5,5 km per un dislivello di 875 metri (pendenza media 16%).
Il tratto iniziale della
strada, che è stretta e asfaltata, parte subito in forte pendenza, ben oltre il 10%, con
punte del 20%. Quando raggiungiamo una sbarra, che bisogna scavalcare, la strada continua
con pendenze ancora superiori fino a quando si stringe ulteriormente e diventa di cemento,
così fino in cima. Da qui in avanti dovremo affrontare molti tratti, uno nel bosco abbastanza
lungo, con pendenze superiori al 30% (!). Per fortuna il fondo in cemento e la presenza di
alcuni tratti meno duri aiuta nella salita, che è davvero una delle più dure che io conosca.
Fate molta attenzione in discesa visto che è molto stretta e dato che è una strada percorsa da
molte persone e, seppur raramente, da fuoristrada.
|
|
| Maglio - colma di Sormano |
1124m s.l.m. |
|
|
| Nesso - colma di Sormano |
1124m s.l.m. |
|
|
| muro di Sormano |
1124m s.l.m. |
|
|
| passo della Scoglina - Barbagelata |
1114m s.l.m. |
|
|
| Morterone |
1070m s.l.m. |
|
|
| passo del Turchino - passo del Faiallo |
1062m s.l.m. |
|
|
| bivio SS45 - passo del Portello |
1032m s.l.m. |
|
|
| Gattorna - passo del Portello |
1032m s.l.m. |
|
|
| Premana |
1000m s.l.m. |
|
|
| Madonna della Guardia |
996m s.l.m. |
|
|
| Coreglia Ligure - passo della Crocetta |
927m s.l.m. |
|
|
| val Fontanabuona - passo della Scoglina |
922m s.l.m. |
|
|
| Montebruno - passo della Scoglina |
922m s.l.m. |
|
|
| Alpe del Vicerè |
916m s.l.m. |
|
|
| Monte Barro |
850m s.l.m. |
|
|
| alpe Gajum - rifugio III Alpe |
800m s.l.m. |
Poco dopo aver imboccato la strada per Gajum a Canzo, si devono affrontare due rampe
con pendenze del 20% e un'altra breve prima dell'inizio dei sentieri per il III Alpe.
La
strada che conduce a San Miro, che prosegue dritta, è una mulattiera in perfette condizioni
che sale regolare; purtroppo però il sentiero che porta al rifugio non è fattibile in bici.
L'altra strada, quella che sale a sinistra, è una mulattiera in condizioni peggiori ma
nonostante questo in bici si sale senza problemi. Il primo tratto è una rampa al 20% che poi
diminuisce leggermente fino a un tornate. Da qui si entra nel bosco: la strada, che è molto
impegnativa pur essendo completamente all'ombra, ci conduce presso un gruppo di case nel
quale si trova la prima fontana. Da qui il percorso è meno impegnativo fino a raggiungere
una cappelletta dove la strada riprende a salire molto ripida fino alla seconda fontana.
Ancora un tratto di salita ripida fino a scollinare all'inizio di una pineta: ora sarà tutta
discesa fino al vicino al rifugio.
|
|
| Madonna del Ghisallo |
750m s.l.m. |
|
|
| Como - Brunate |
715m s.l.m. |
|
|
| Uscio - Monte Fasce |
700m s.l.m. |
|
|
| Uscio - passo della Spinarola |
586m s.l.m. |
|
|
| salita di Peruzzo - Sassofortino |
540m s.l.m. |
|
|
| Voltri - passo del Turchino |
532m s.l.m. |
|
|
| Monticello - Lissolo |
450m s.l.m. |
|
|
| Perego - Lissolo |
450m s.l.m. |
|
|
| Torrevilla - Lissolo |
450m s.l.m. |
|
|
| Montevecchia |
440m s.l.m. |
Montevecchia 479 è un piccolo comune dell'alta Brianza, in provincia di Lecco. Il paese è
rinomato grazie al santuario che sorge in cima a una collina pittoresca coltivata quasi
completamente a vite che si integra perfettamente nell'ambiente agricolo della Brianza.
Dal santuario e da alcuni punti panoramici situati sulla parte alta della collina, lungo la
strada, abbiamo un panorama a 360 gradi. Se volgiamo lo sguardo a sud, verso la pianura
Padana, vediamo tutti i paesi della Brianza e Milano (spettacolo unico nelle notti limpide).
Pià lontano, nelle giornate di vento, si scorge l'Appennino. Dalla parte opposta, verso nord,
altre zone collinari e una collina più alta: Colle Brianza, alle spalle del quale c'è la
valle dell'Adda. Più lontano, nella stessa direzione, il Resegone; verso ovest le Grigne e
ancora più a sinistra (oltre il ramo del lago di Lecco) i Corni di Canzo. Il Lissolo,
famoso per le gare ciclistiche, è un altro punto interessante e
crocevia di alcune strade che consiglio di provare. Possiamo percorrere la panoramica
sterrata da Montevecchia e arrivare sin qui, poi scendere o verso Sirtori da una discesa
molto stretta e con pendenze del 10-15% oppure verso Perego da una strada meno ripida
(a parte la rampa finale), o ancora svoltare a sinistra verso Rovagnate, sulla strada che
percorrono le corse ciclistiche; questa strada sale a rampe molto ripide, fino al 23%.
Accessi:
ci sono tre strade che portano a Montevecchia alta: due asfaltate che partono entrambe dal
paese di Montevecchia e una sterrata (in ottime condizioni) che parte dal Lissolo, che a sua
volta si raggiunge dai paesi di Perego, di Sirtori e di Rovagnate. Le strade asfaltate sono
brevi e presentano pendenze elevate, un tratto breve nei pressi del risorante Passone
raggiunge il 30% (!)
Itinerari:
La collina di Montevecchia e le zone limitrofe fanno parte dell'omonimo parco naturale. Ci
sono innumerevoli sentieri tutti percorribili in mountain bike. Montevecchia è una palestra
per i bikers e il mio luogo di allenamento preferito: sentieri e strade sterrate hanno tutti
caratteristiche diverse, si va dalla strada al sentierino ultra-tecnico con tratti a gradini;
abbiamo salite lunghe e poco impegnative, altre brevi e difficilissime con pendenze elevate.
La stessa strada asfaltata presenta curve tecnicamente molto difficili e in fondo alla
discesa si possono superare i 100 Km/h (!) (prima del semaforo).
La strada sterrata,
detta Panoramica, consente di effettuare tappe in mezzo al verde e alla tranquillità (anche
se è percorsa dalle auto) e di godersi il panorama. Beh non resta che passare da Cà Soldato,
la sede del parco, munirsi di cartina e fare tutti i sentieri che si vogliono ognuno da
scoprire!
Inoltre, la prima Domenica di Settembre di tutti gli anni, viene organizzata la Marathon Bike
della Brianza, corsa di MTB, che attraversa più volte il parco di Montevecchia e Colle
Brianza.
|
|
| Colle Brianza |
394m s.l.m. |
|
|
| Palaia |
240m s.l.m. |
|
|
| Montefoscoli |
182m s.l.m. |
|
|
| Peccioli |
144m s.l.m. |
|
|