Era l'11 settembre dello scorso anno, mi trovavo sul Testa Grigia
sognando di poter arrivare fin lassù, dove il ghiaccio smette di salire verso il cielo,
sul Monte Rosa. Dieci mesi dopo,
grazie a Zaino in spalla e ad una giornata a dir poco splendida, il sogno di raggiungere
la mitica Capanna Margherita, il rifugio più alto d'Europa con i suoi 4559 metri di altezza,
si è avverato!
Si parte per un altro viaggio in Val d'Aosta, ci aspetta
la salita a una cima molto speciale, che sogno di raggiungere da tanto tempo,
la Capanna Regina Margherita sulla Punta Gnifetti, sul Monte Rosa!
In quest'occasione
sarà presente anche Paolo, anche lui ansioso di raggiungere la meta; e pensare che questa sarà la sua prima uscita alpinistica vera e propria!
Durante il viaggio
racconto della mia salita al Castore che è stata davvero fantastica, superiamo Gressoney per raggiungere Staffal baciata da
un sole caldissimo.
Saliremo fino al passo dei Salati, a 3000 metri, utilizzando gli impianti di risalita; entriamo così nella nuvolaglia pomeridiana che scarica
una breve grandinata. Siamo costretti ad attendere l'attenuazione del maltempo all'interno del caldo e accogliente bar, dove ci fermiamo per alcuni minuti. Ma
purtroppo non ci resta che proseguire sotto l'acqua ben coperti, finché finalmente non cessa del tutto di piovere.
Per facili roccette,
superando
solo un
breve passaggio
più delicato,
raggiungiamo
la stazione di arrivo della funivia di Indren; qui siamo
costretti a fare una lunga sosta in quanto che un temporale sta imperversando proprio nella zona del rifugio Mantova, al quale siamo diretti, che è appena visibile.
Beh, perché non approfittare di questa sosta forzata per
consumare un bel pranzetto a base di pizzetta e di cioccolata calda? Appena le condizioni del tempo migliorano riprendiamo il cammino
attraversando un piccolo ghiacciaio
in
avanzata fase di scioglimento;
non è nemmeno necessario calzare i ramponi né legarsi, tuttavia
per motivi di sicurezza indossiamo l'imbrago, utile nel malaugurato caso in cui fosse necessario un eventuale recupero. Purtroppo, per tutto questo tempo
il silenzio della montagna è stato costantemente turbato dall'insistente picchiare del martello pneumatico, stanno infatti costruendo una nuova funivia proprio nel momento in cui i vecchi skilift non sono più utilizzabili...
Al termine del
ghiaccio
affrontiamo
un
breve tratto attrezzato
con corde fisse,
poi
superiamo delle roccette
e
raggiungiamo
il
rifugio Città di Mantova;
abbiamo accuratamente evitato il rifugio Gnifetti, spesso paragonato ad una caserma... Il rifugio è ovviamente pieno, ma
è molto accogliente e comodo; sistemiamo le nostre cose vicino ai letti che ci sono stati assegnati e mi accorgo che, per la prima volta, dormiremo con altre persone (quindi speriamo bene per la notte...).
Più tardi le nuvole si abbasseranno un po'
lasciando uscire un bel sole che
ci permette
di
ammirare
il vicino
ghiacciaio del Lys
tormentato di seracchi, oltre che
il lontano rifugio Quintino Sella sotto la cima del Castore,
raggiunta trionfalmente pochi giorni fa.
La cena è gradevole e la compagnia molto simpatica, ma non è una novità del resto molti di noi già si conoscono. Decidiamo di
andare a dormire abbastanza presto, a causa della stanchezza e della sveglia notturna, così, dopo aver ascoltato una canzoncina esilarante grazie a Paolo, ci addormentiamo assieme al sole ormai sparito dietro l'orizzonte.
La notte è passata bene per tutti i presenti,
sono le 3 del mattino quando ci prepariamo e scendiamo a far colazione. Mentre mangio,
sperando che la giornata sia fortunata, mi rendo conto che se ci stiamo preparando significa che il tempo è bello e la salita è possibile;
il mio sogno sta per realizzarsi! Infatti, poco dopo, quando esco per lavare i denti
vedo con stupore il cielo nero pieno zeppo di stelle, uno spettacolo che, però, non possiamo godermi perché bisogna partire.
Ci prepariamo
coprendoci adeguatamente
a causa del freddo, infatti le pile frontali fanno brillare le pietre ricoperte di brina;
sembra di essere ritornati in una
buia mattina d'inverno.
Si parte,
poco dopo calzeremo anche i ramponi
per
affrontare la prima parte abbastanza ripida su ghiaccio. Saliamo lentamente, ma nonostante questo (o forse proprio per questo)
non riesco a scaldarmi e sento le gambe legnose e il respiro si affanna nell'aria gelida. Faccio un po' fatica, ma devo solo fare il piccolo sforzo di sopportare un po' il freddo, aiutato psicologicamente dal
nascere dell'alba
che diventa
sempre più bella.
Il lontano Monte Bianco è
illuminato dai primi raggi di sole come un rubino e il ghiaccio
da blu scuro
assume una
colorazione rosata.
Procediamo
lungo la traccia
in
un'autentica processione,
tanto che ove possibile ci si lascia sfilare dalle cordate più veloci come se fossimo in
un'autostrada,
esattamente come
mi
è stata descritta
questa salita...
In ogni caso,
ci troviamo
su un
ghiacciaio
e
presto
i crepacci
fanno la loro spettacolare quanto minacciosa comparsa.
La traccia
dapprima scavalca evidenti e solidi
ponti di neve,
ma poi
circumnaviga necessariamente
degli
enormi crepacci.
Prima
del colle
dobbiamo
superare un tratto ripido
che risaliamo a zig-zag,
allungando la mia estenuante attesa del tepore del sole che vedo in cima alla
salita.
Finalmente
raggiungiamo il colle del Lys
e
il sole
mi fa rinascere;
qui ha inizio
lo spettacolo
con
la visione
del
Lyskamm,
del Cervino e delle montagne svizzere,
non c'è una nuvola!
La Capanna Margherita
è un evidente edificio nero in cima ad una cresta di ghiaccio,
la traccia che la raggiunge è ancora molto lunga ma tuttavia facile e fortunatamente al sole.
Riprendiamo il cammino in leggera discesa per poi
risalire lentamente fino ai due traversi finali, l'ultimo dei quali è il famoso e ripido strappetto che porta in vetta. Stiamo percorrendo la parte iniziale di un
ghiacciaio che scende verso Zermatt,
con
il ben visibile Cervino
alquanto snaturato per la totale assenza di ghiaccio; di fianco a noi la presenza di
enormi seracchi
non mi fa ormai più paura perché so che sono giganti pressoché immobili. Quando
raggiungiamo
il
primo traverso
l'andatura rallenta e inoltre scegliamo di
seguire un itinerario
tanto agevole
quanto lungo.
Comunque, non abbiamo fretta e
il tempo
pare essere assai clemente
visto dato che non si vede ancora una sola nuvola. Allo stesso tempo però ho
la sensazione
che
di questo passo non arriveremo mai;
la meta è così vicina
che
vorrei iniziare a correre...
Dopo una
breve pausa
utile ai più stanchi
avanziamo
verso il traverso finale,
ma
poco dopo
ci fermiamo ancora perché uno di noi non si sente bene lamentandosi, ma
lo incitiamo a tenere duro perché manca pochissimo alla cima. Con estrema cautela affrontiamo il traverso ghiacciato e
poco dopo
posso gioire come per una vittoria, il mio sogno si è realizzato!
Sono alla Capanna Margherita, in cima al mondo!
Siamo entusiasti,
io in particolare
continuo a esultare come per una vittoria;
il panorama è incredibile,
le valli sono lontanissime
mentre
gli aerei sono più vicini.
Ci complimentiamo l'uno con l'altro, siamo stati bravi e molto fortunati. Prima che il cielo si rannuvoli
scatto le foto di rito
con l'aiuto di Paolo, in compagnia del quale pranzo sulla terrazza sotto la quale
si apre una voragine di oltre mille metri
verso Alagna e Macugnaga;
è uno spettacolo pazzesco
che
solo l'alta quota
può regalare! Dopo pranzo c'è tempo per acquistare la
cartolina come se fosse un trofeo e di ammirare gli atterraggi dell'elisoccorso di Zermatt; questo posto pare una sorta di Montecarlo dell'alta quota...
Dopo la lunga e meritata pausa che
ci ha generosamente concesso Giovanni, anche lui felicissimo per la giornata, ci prepariamo per la discesa non prima che un altro elicottero mi atterri a due metri dalla testa e soltanto dopo aver girato
un breve video
nel quale
io e Paolo gridiamo inebriati "Campioni del mondooo!"...
In discesa,
essendo il componente il più esperto,
conduco la cordata
fino al punto in cui il terreno non torna ad essere molto facile. Durante
la discesa
possiamo
goderci il panorama,
leggermente rovinato dalla
nuvolaglia pomeridiana,
godendoci questo
sole estivo
che squaglia la
neve fresca
bianchissima caduta il giorno prima.
Al colle del Lys
facciamo una
piccola pausa durante la quale Giovanni ci racconta che in questa zona sono morti molti alpinisti colti di sorpresa dal maltempo e dalla nebbia; ma
intanto io mi soffermo con attenzione morbosa sulla cresta del Lyskamm...
Proseguiamo
spediti in
discesa,
agevolati dalla
neve morbida;
comunque, dobbiamo
porre attenzione
ai
ponti di neve
che si stanno di nuovo aprendo con incredibile rapidità,
qui
le condizioni
cambiano
ora dopo ora.
L'ultimo tratto su ghiaccio vivo
ci spezza le gambe,
ma per fortuna
il rifugio Mantova è già visibile
e
il ghiacciaio,
che arretra inarrestabile,
termina un centinaio di metri prima.
A questo punto la "vittoria" è sancita e, mentre ci togliamo i ramponi, scatta un'altra raffica di complimenti;
giunti al rifugio
ci concediamo una necessaria pausa pranzo prima di dover
scendere per altri 500 metri. Filippo e la sua cordata, che ci hanno preceduto fin dalle prime ore dell'alba "pedalando" di buon passo, si avviano in
discesa;
li raggiungeremo poco prima della funivia dell'Indren.
Durante la
discesa
ho parlato molto con Giovanni di fatti di attualità rendendomi conto che
in generale le persone che vanno in montagna la pensano in maniera molto razionale e non si fanno condizionare dalla massa. Finalmente siamo di nuovo ai Salati dove una comoda discesa in funivia ci ricondurrà alle auto.
Concludiamo questa fantastica giornata con una
fresca bevuta, mentre verrò inevitabilmente a causa dell'evidente segno di abbronzatura che mi sono procurato sulla fronte...
Non posso che
essere strafelice per aver realizzato questo mio piccolo grande sogno, il tempo non poteva essere migliore e la determinazione del gruppo assieme alla consueta
professionalità delle guide ci hanno portato al
successo di squadra. Sono riconoscente a Zaino in spalla,
nella persona di Bicio, il quale ha organizzato egregiamente questa escursione.