Super giro da Mandello alla Grigna

10 ore, solo, nella nebbia: Rongio, rifugio Elisa, Grignone, traversata alta, rifugio Elisa, Gardata, valle Meria, Rongio.

tipo: escursione tempo: nebbia valutazione: bello 20/05/2006: da Mandello loc. Rongio 398 a Grigna meridionale, rifugio Brioschi 2410; dislivello 2012m

Non potrei sfruttare meglio questo sabato libero se non andando in montagna... Non sono né con gli amici di Zaino in spalla né con Paolo: sono solo! Voglio realizzare una mia idea, salire in cima alla Grigna partendo dal punto più basso possibile così da superare oltre 2000 metri di dislivello.

Come da programma, alle 7 del mattino sono pronto per partire dalla località Rongio, poco sopra a Mandello, da quota 398 metri. Il primo ambizioso obiettivo è la cima della Grigna, ben 2000 metri più in alto! I raggi del sole sono filtrati

da fitte nuvole basse
che coprono le guglie più alte e la Grigna, tuttavia è prevista pioggia probabilmente verso sera.
Inizio la lunga marcia di avvicinamento al rifugio Elisa, segnalato a 3 ore, che ho già percorso una volta fino alla grotta del Ferro. La temperatura è gradevole e senza sole sarò aiutato non poco nell'impresa di oggi. Fino al ponte del Ferro
non vedo scorci significativi
per scattare fotografie,
ma da qui in avanti sarò di nuovo preso dalla consueta foga da fotografo.
Il sentiero si fa ben più ripido
e non darà mai tregua sino al rifugio Elisa
che raggiungerò
dopo sole 2 ore, ormai completamente immerso nella nebbia.

Qui mi ricarico con uno spuntino e, dopo aver salutato i tre gestori del rifugio e il loro cane, mi dirigo verso il sentiero
che mi condurrà direttamente sulla cresta sommitale della Grigna. Mi è stato segnalato che troverò delle chiazze di neve e delle catene,
ma nessun altro ostacolo problematico.
Inizia a piovigginare,
perciò indosso la mia giacca a vento al riparo di una roccia. Prendo il sentiero che sale dritto
verso un canalone che spesso scompare alla vista a causa della nebbia.
Inizialmente supero un'ampia zona erbosa
molto ripida seguendo le tracce di sentiero che è sempre perfettamente segnalato con macchie di vernice colorata (davvero encomiabile la segnaletica!). Guadagnando quota raggiungo il primo tratto di roccette,
si tratta di un canalino
che supero agevolmente aiutandomi con le catene.
Proseguo nella salita
fermandomi di tanto in tanto per scattare delle foto,
più che altro per documentare la salita...
La fatica inizia a farsi sentire pertanto sono costretto a rallentare il passo che fino ad ora
è stato decisamente sostenuto, anche perché non ho la minima idea di quanto manchi all'uscita in cresta.
Supero tranquillamente delle chiazze di neve
e delle pietraie
finché finalmente non intravedo i segnali
lungo la via normale; sono in cresta.
Beh, ho fatto bene i miei calcoli; da qui dovrebbero mancare ancora 15 minuti alla vetta che, però, si trova un po' più lontano del previsto. In ogni caso, continuo nuovamente la marcia di buon passo
e alle 11 sono in vetta;
ho superato 2000 metri di dislivello in 4 ore e ne sono entusiasta! Come di consueto salgo in vetta
per toccare la croce
e mi autoscatto una foto
tra la nebbia;
il panorama è inesistente e sul lato nord ci sono ancora dei notevoli cumuli di neve.

Mi accomodo nel caldo rifugio nel quale approfitto per mangiare il mio panino, dopodiché, cartina alla mano, studio come proseguire decidendo che, essendo ancora presto, posso scendere al rifugio Bietti e poi là valuterò come continuare. Dopo essere stato rassicurato sulle condizioni del sentiero non dal gestore bensì da un personaggio onnipresente al rifugio Brioschi, esco nell'aria gelida ed inizio a scendere.
Poco dopo, mi incammino sul sentiero diretto al rifugio Bietti;
ben presto sono costretto a superare con estrema attenzione dei cumuli di neve molto ripidi
tra le rocce. Comunque, la traccia è ben visibile finché non si perde tra la neve che ostruisce un canalino.
Purtroppo non ricordavo il percorso (anzi l'ultima volta che passai di qua mi ero pure perso). Per alcuni minuti valuto se proseguire o meno; il nevaio
è percorribile ma non è semplice metterci piede, inoltre la nebbia fitta impedisce di intravedere i segnavia. Rinuncio a proseguire.
Risalgo faticosamente il sentiero; per fortuna non sono sceso molto e appena raggiungo la cresta sommitale ridiscendo fino al bivio per il rifugio Elisa. Valuto nuovamente la cartina scegliendo di proseguire in cresta, lungo la Traversata Alta, fino al sentiero 14 che ritorna al rifugio Elisa. Non conosco il sentiero, ma interpretando le indicazioni della cartina (per quanto spesso imprecise) e sapendo che segue la cresta prevedo che non incontrerò neve, forse nella peggiore delle ipotesi solo qualche passaggio più delicato tra le rocce. Al contrario mi pare di capire che il sentiero per il rifugio Elisa dovrebbe essere facile. Prima di riprendere il cammino, tento inutilmente di avvisare a casa.
Mi avventuro così lungo la cresta,
costantemente avvolta nella nebbia.
Inizialmente il sentiero si mantiene in cresta,
ogni tanto c'è una breve schiarita,
fino al momento in cui incontro un facile passaggio su roccette
che supero aiutandomi con le catene.
Ad un tratto perdo di vista i segnavia,
ma stupidamente anziché tornare indietro mi intestardisco a cercare di scendere verso il sentiero che ho individuato qualche metro più in basso. Provo a superare le roccette tentando di scendere da più punti ma è troppo pericoloso, devo tornare indietro. Ovviamente ritrovo il sentiero, quindi la discesa prosegue superando
con molta attenzione due brevi tratti di roccia verticale
che, comunque, sono anch'essi attrezzati con una catena.
Attraverso una pietraia molto scivolosa,
prestando particolare attenzione
a non far cadere dei sassi verso il canalino.
Finalmente, intravedo in cima ad una collinetta i segnali
che auspico riportino le indicazioni per il rifugio Elisa. Infatti, ho la conferma che finalmente ho concluso la parte più difficile del percorso. Intanto esce il sole e la nebbia si dirada tanto da consentirmi di vedere il lontano rifugio Pialeral;
peccato perché oggi in condizioni ottimali il panorama sarebbe stato superbo. Ne approfitto per far merenda scaldato dal sole e, quando vengo raggiunto da due escursionisti, chiedo loro informazioni sulla Grignetta, che comunque non ho assolutamente intenzione di raggiungere oggi; però un giorno mi piacerebbe percorrere tutta la Traversata Alta da Grigna a Grignetta!
Bene, è ancora abbastanza presto quando inizio a scendere verso il rifugio Elisa
con relativa calma. La stanchezza comincia a farsi sentire e non vedo l'ora di terminare questo lungo giro nonostante che sia molto felice di essere in cammino da tante ore in assoluta libertà! Cammino serenamente, mi "distraggo"
solo per fotografare
il Buco di Grigna
e un camoscio.
Raggiunto il rifugio Elisa
riesco finalmente ad avvisare casa e, ormai rassicurato dalla vicinanza dell'"arrivo", decido che posso permettermi di concludere il "progetto" deviando verso la Gardata
e da qui scendere direttamente in val Meria. Raggiungo
la Gardata lungo un sentierino sperduto
sempre ottimamente bollato, qui
sosto brevemente per l'ultima merenda.
Proseguo
la discesa
fino al bivio per la val Meria,
nel frattempo ha iniziato a piovigginare. Per scrupolo controllo ancora una volta la cartina e senza esitare mi incammino lungo il sentiero che scende in val Meria,
un'altra valle incantata della zona. Questo sentiero
non è facile come pensavo, scende ripido
ed è molto stretto e pieno di sassi, tuttavia consente di perdere quota rapidamente. A questo punto sono particolarmente stanco, le gambe non sono più toniche e il mio unico pensiero è raggiungere il fondovalle. Sono un po' preoccupato in quanto, secondo le indicazioni della cartina, questo sentiero non mi condurrà direttamente al punto di partenza bensì al paese di Sonvico, lungo la sponda opposta del torrente.
Finalmente raggiungo e supero il torrente Meria
rientrando sul sentiero principale che lo risale lungo la sponda destra. Inaspettatamente, poco dopo raggiungo un sentiero con indicazione per Rongio
che non esito a imboccare
anche se sulla cartina non ve ne è alcuna traccia... Seguo questa strada forestale
che sembra non finire mai; sono stanchissimo e mi tocca superare l'ultimo tratto ripidissimo di salita asfaltata
fino alla macchina.
Oggi
ho camminato da solo per quasi 10
ore realizzando uno dei miei progetti più impegnativi: sono indubbiamente convinto di amare la montagna perché una fatica del genere la si fa solo per passione.

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