La fortuna mi ha sorriso e ho potuto partecipare anche a questa
seconda ciaspolata
notturna
che, inizialmente, non avevo messo in programma. La zona è
l'Alpe di Devero, rinomata
e
frequentatissima sia d'estate sia d'inverno quando si può anche sciare.
Al nostro arrivo
nevica fine come del resto ci aspettavamo rispetto alle previsioni del tempo. C'è una
quantità di neve spropositata, i tetti delle case sono coperti da
quasi due metri di neve! Nel giro di mezz'ora siamo
al
rifugio
situato in fondo al
lago, ovviamente sommerso di neve.
È buio, ma non ciaspoleremo subito bensì
ceneremo molto presto e poi usciremo con la
luna piena.
Prendiamo tutti posto
in una
grande camerata
nella mansarda del rifugio riscaldata, fin troppo, da una
stufa nel centro. La
cena non è stata apprezzata molto, ma
il buon umore non mancava.
Dopo la cena,
piuttosto pesantuccia, è stata un po' duretta prepararsi per la
ciaspolata ma,
appena fuori,
lo
spirito da montanari
si è sentito forte e chiaro.
Incantevoli
le luci del paesino
che si allontanano mentre
saliamo
nel bosco
verso Crampiolo,
seguendo la
pista di fondo.
È dura
proseguire
con il
mal di pancia, ma appena il
percorso spiana
un po'
mi sento meglio; non sono il solo ad accusare la presenza degli spiedini nello stomaco.
Crampiolo
è
suggestivamente
illuminata
da lampioni gialli e in fondo alla valle che risaliremo compare
la diga,
anch'essa illuminata. La vista della diga e delle sue luci è
abbastanza inquietante, stranamente mi fa pensare al Vajont...
Raggiungiamo
facilmente
il coronamento della diga
completamente
ricoperta di neve,
lo attraversiamo
tra
folate di vento
che sollevano
un
polverone di neve.
Meglio evitare di continuare lungo il
lago ghiacciato
e, senza alcuna "protesta",
scendiamo rapidamente verso Crampiolo per lo stesso sentiero.
Lo attraversiamo
e ci sembra
un
paese fantasma,
poi ci dirigiamo
verso il bosco
sull'altra
sponda della valle
e qui possiamo finalmente
gustarci la notte,
il silenzio
e la magia della luna piena.
Prima di tornare al rifugio
entriamo goffamente
all'interno di un autentico
igloo di neve;
qualcuno propone di
passarci dentro la notte
, ma questa affermazione pare più che altro
una iettatura... Rientriamo al rifugio,
stanchi ma entusiasti. C'è chi fila a letto e chi, come me, deve necessariamente
bere qualcosa di caldo per completare definitivamente la digestione. Sarà una
notte difficile, chiuderò occhio per qualche ora senza un motivo ben preciso.
Arriva la consueta
sveglia di Bicio; sono un po'
stordito, ma basta lavarmi il viso con
l'acqua fredda per svegliarmi.
Colazione abbondante mentre
fuori
sta nevicando esattamente come ieri e
il sole
è leggermente coperto
da un
sottile strato di nuvolaglia.
A causa delle condizioni e della quantità di neve
la meta di oggi si sposta sul monte Cazzola che qualcuno ha già affrontato d'estate.
Raggiungiamo
prima
Devero
e poi,
lasciandoci alle spalle
il caos della stazione sciistica presa d'assalto, ci
incamminiamo
lungo
il
sentiero
degli sci alpinisti.
Inizialmente siamo costretti a seguire
la traccia stretta
lungo il torrente, ma poi possiamo
seguire la
traccia
lasciata da altri ciaspolatori
che
taglia lungo il bosco.
La forma della neve e la
debole luce del sole creano delle
ombre molto particolari.
La salita
continua
regolare
finché non giungiamo vicino a delle
baite che si riconoscono solo
dal tetto che spunta dal mare di neve!
Qui
mangiamo qualcosa e
proseguiamo
per un altro tratto
nel
bosco.
Poi
risaliamo
il
grande panettone del Cazzola
sul quale
arrivano gli skilift da Devero.
Giovanni ha
battuto
la traccia
per un lungo tratto ed io ne ho approfittato per
fare lo stesso
a breve distanza.
Ci fermiamo
sotto il Cazzola
per
ricomporre il gruppo, così posso riposare un po' dopo sta faticaccia gratuita...
Tira vento
e si alzano
nubi di neve,
dopo una consultazione
proseguiamo
verso il
Cazzola
che
raggiungiamo
senza difficoltà.
Stando fermi
il vento
ci gela
così, dopo la
foto di gruppo
che
ci ha scattato
gentilmente una simpatica sci-alpinista francese,
corriamo
verso valle.
Incontriamo Bicio che è rimasto attardato con una componente del gruppo e scendiamo tutti insieme
attenti a scovare un posto sottovento dove mangiare. Ci sistemiamo in una
piccola depressione protetta da muri di neve e abbiamo giusto il tempo per consumare il pranzo, prima che
il vento ci ricacci prepotentemente sulla via di discesa.
Più o meno seguiamo la
via dell'andata
ma riusciamo a
tagliare nel bosco;
la
neve è perfetta
e non esito a
lanciarmi a rotta di collo su pendii anche molto ripidi.
Di questo passo
raggiungiamo Devero
in brevissimo tempo
e abbiamo tutto il tempo per tornare al rifugio,
trasferirci in un altro ristoro più accogliente e consumare
il rito dell'abbuffata post ciaspolata.